Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Aventino contro la RaiPravda


Che Bianca Berlinguer debba lasciare il Tg3 dopo sette anni e fare dell’altro, ci sta. Non ci sta che il suo successore si sia segnalato soprattutto per l’esibito conformismo renziano. E sia stato nominato senza un piano editoriale e in gran fretta, forse perché il referendum costituzionale è alle porte e palazzo Chigi vuole propaganda a Tg unificati.

Senatore Mucchetti, perché contesta le ultime nomine Rai?

Che Bianca Berlinguer debba lasciare il Tg3 dopo sette anni e fare dell’altro, ci sta. Non ci sta che il suo successore si sia segnalato soprattutto per l’esibito conformismo renziano. E sia stato nominato senza un piano editoriale e in gran fretta, forse perché il referendum costituzionale è alle porte e palazzo Chigi vuole propaganda a Tg unificati. Se poi la nuova legge sull’editoria affida alla scelta discrezionale di palazzo Chigi le risorse per la stampa e le tv locali, senza prendere impegni sulle ristrutturazioni, emerge il tentativo di controllare il sistema dell’informazione facendo leva sulle difficoltà oggettive del settore e sulle tentazioni di legare politica e affari cui vanno soggette non poche proprietà editoriali. Colpire la pubblicità con una tassa ridicola, perché non darà gettito, e salvare Google, massimo elusore fiscale, non salva certo l’anima.

I senatori Pd Pd Gotor e Fornaro si sono dimessi dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai. E’ d’accordo?

Il Pd dovrebbe chiedere loro di recedere e aprire un dibattito sul futuro della Rai al termine del quale, eventualmente, li sostituirà. Ma non accadrà. Chi nomina in consiglio Rai portaborse romani e propagandisti fiorentini, azzarda un sorridente ma non illuminato dispotismo. Non mi stupirei se le opposizioni decidessero di lasciare in massa la commissione di Vigilanza.

Il presidente della commissione Fico, che non ha messo ai voti la mozione delle opposizioni che avrebbe creato imbarazzo al CdA sulle nomine, potrebbe non voler salire sull’Aventino.

Come presidente, Fico può anche essere più realista del re. Ma come leader politico quale interesse avrebbe a lasciare il M5S nell’aula sorda e grigia a fare l’opposizione di un regimetto?

Le nomine le ha proposte Antonio Campo Dall’Orto, ad Rai, non il governo.

Si ricorda Raul Gardini? Per il povero Raul, i manager erano “cani da riporto”. Sbagliava, se si riferiva a grandi manager, che sul merito fondano la loro autonomia. Ma aveva ragione se parlava di deboli e perdenti. Chi, come Campo Dall’Orto, ha perso così tanto con una piccola tv generalista come La7, pur appoggiata dal Corriere e personalmente da Mieli, non ha le credenziali per essere indipendente. E infatti ripesca signore e signori che facevano parte del vecchio giro. La carica, d’altra parte, gli deriva dalla frequentazione della Leopolda, pura economia di relazione. Non può dunque non interpretare i desiderata del padrone. Magari, un domani, del padrone pentastellato. Alla Rai andrebbe meglio – lo dico per fare un esempio, perché potrebbe succedere solo in caso di parziale privatizzazione- un editore come Cairo che La 7 l’ha risanata.

Cairo, presa Rcs, tenterà sinergie tra Tv e stampa. Sinergie che Marco Tronchetti Provera, in un’intervista pubblica con Paolo Mieli a Ponza, ha negato possano funzionare.

Mah. Il Gruppo Espresso La 7 la voleva. E Rupert Murdoch governa Tv generaliste, pay Tv, stampa e cinema. Detto questo, il successo di Cairo non è garantito. Ma lasciamolo provare.

E invece Tronchetti, Della Valle e Bonomi hanno fatto ricorso alla magistratura.

Si. A differenza di Mediobanca e Unipol che hanno preso atto della sconfitta, questi tre soci vanno per tribunali, con richieste generiche. E in prossimità delle sentenze si fanno intervistare dal giornalista amico che evita le domande scomode.

Sarebbe a dire?

L’intervista ponzese risale al 22 luglio. Di lì a pochi giorni si sarebbe pronunciato il Tar. La verità è che l’offerta di Cairo è stata resa possibile dai disastri delle gestioni precedenti. Tronchetti, Della Valle, la Fiat, Ligresti e Geronzi – che ebbe poi l’onesta intellettuale di ammettere l’errore – licenziarono un fuoriclasse come Vittorio Colao per sostituirlo con manager deboli. Che ieri hanno tentato la fusione del Corriere con la Stampa per darne gratis il controllo a Torino. E do’ atto a Tronchetti di essersi opposto. E l’altro ieri hanno realizzato operazioni tra amici come la disastrosa acquisizione di Recoletos.

Quali amici?

Tra i venditori che si fecero la testa d’oro c’era Bonomi, mediatore fu Braggiotti, poi designato nel CdA di Rcs dalla Pirelli. Tra i sostenitori dell’acquisto spiccavano Montezemolo, Della Valle e lo stesso Tronchetti. Mi concede una conclusione?

Prego.

Il conformismo renziano in tv e il rischio di un’analoga omologazione della stampa aprono un’autostrada a La 7 e a Rcs. Non mi stupirei se Carlo De Benedetti cominciasse a preoccuparsi per Stampubblica.