Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Banche, inchiesta e testimoni


La Commissione d’inchiesta sulle banche, sia pur con ritardo, è destinata a prender le mosse in questa legislatura avendo effettivamente poco tempo davanti a sé. Se non vuole diventare una semplice palestra per opposte demagogie, la Commissione ha tutto l’interesse a delimitare il campo della propria analisi allo scopo di giungere a conclusioni che possano essere utili. L’intervento in Aula al Senato di Massimo Mucchetti sui disegni di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario e finanziario. 

In questo senso colgo favorevolmente l’orientamento che aveva espresso anche il senatore Carraro nel suo intervento in apertura di discussione, laddove indicava nelle banche che saranno oggetto della ricapitalizzazione a spese del Tesoro i soggetti da mettere sotto il microscopio.

Cosa deve guardare una Commissione d’inchiesta degna di questo nome? Che domande deve rivolgere, quando sarà il momento, ai soggetti che verranno chiamati a deporre? Credo che, per prima cosa, una Commissione d’inchiesta degna di questo nome debba leggere le carte e studiare prima di interrogare. Non servirebbe a nulla chiamare a deporre i protagonisti sulla base delle informazioni che abbiamo acquisito dalla lettura dei giornali.

Credo che, per esempio, sarebbe utile per tutti noi sapere se è vero o meno – e questo lo sappiamo dalle carte prima che dalle testimonianze – che il decreto, da noi approvato a cavallo tra lo scorso anno e questo e che stanzia i 20 miliardi per il salvataggio delle banche in difficoltà, abbia avuto la sua gestazione a partire da quanto è emerso dopo il referendum del 4 dicembre o, come è stato anche scritto, se questa gestazione sia iniziata nella primavera del 2016. Bisognerebbe avere le carte per capire quali erano i fondi che si intendevano stanziare nel maggio 2016 e quelli che abbiamo effettivamente stanziato alla fine della corsa.

Allo stesso tempo, parlando del Monte dei Paschi, è certamente interessante sapere cosa abbia fatto la presidenza Mussari, piuttosto che le gestioni precedenti. Se avete un po’ di pazienza, a grandi linee, quanto hanno fatto queste gestioni è già noto e sono noti anche i giudizi che su quelle scelte è stato possibile dare. Assai meno noto è il processo recente, vale a dire quanto accaduto negli ultimi dieci mesi. Cosa è stato detto e cosa è stato scritto nel mese di luglio del 2016? Chi sono stati i protagonisti? Cosa ha fatto il MEF? Cosa ha fatto il consiglio d’amministrazione della banca?

Cosa ha fatto Palazzo Chigi? Cosa si sono detti Matteo Renzi e Jamie Dimon che andrebbero ascoltati separatamente?

Andare a mettere le mani nei cassetti della Banca d’Italia, della Consob, delle banche medesime è un’attività assai delicata, che non può essere affidata a persone inaffidabili. La Commissione dovrà essere composta – e questo dovrebbe essere un impegno d’onore di tutti i partiti – da persone che hanno scienza, coscienza e indipendenza perché la salvaguardia del sistema bancario, che è cosa diversa dalla protezione dei banchieri, è nell’interesse di chiunque, dopo l’elezione del 2018, si troverà a governare questo Paese.

Questa Commissione può essere utile o fare danni se cede il passo alla demagogia. Dico questo perché la Commissione agirà in contemporanea con le decisioni che il Governo prenderà relativamente al presente e al futuro delle banche sulle quali si dovrà indagare il passato prossimo – mi auguro – senza andare troppo al passato remoto, non perché non sia di interesse ma perché lo conosciamo già. Bisogna che queste due attività si parlino, non che ciascuna proceda per conto proprio, e spiego la ragione.

La prima e più delicata operazione da fare, e sulla quale bisognerà negoziare presso la vigilanza unica e in Europa presso la DG Competition, sarà capire come trattare i crediti in sofferenza. Al riguardo ci sono due scuole di pensiero: questi crediti in sofferenza vanno ceduti tutti insieme al più presto, e quindi di fatto svenduti, perché questo è il prezzo di mercato che subisce il venditore obbligato a vendere; o, se è possibile, bisogna avere il tempo per valorizzare anche questa classe di attività degli stati patrimoniali delle banche.

Ci sono due strade davanti a noi: la strada che sta percorrendo Unicredit e quella che avrebbe dovuto percorrere Monte dei Paschi. Non sono uguali. Unicredit ha creato una società mista (50,01 per cento di soci d’opera e 49,9 la banca) tale per cui l’upside, la valorizzazione che avranno queste classi di attività rientrerà in buona parte nel patrimonio della banca. L’optimum sarebbe stato creare una società che acquisisse questi crediti formati dagli azionisti della banca con un socio d’opera ridotto al minimo, ma se questo è troppo difficile da realizzare, quella è la soluzione giusta. Viceversa, sul Monte dei Paschi, vedo che siamo ancora al mettere all’asta i crediti in sofferenza.

Mentre noi studiamo cosa ha fatto Mussari con la federazione di Siena del PD, materia sulla quale è molto facile lavorare, rischiamo che i buoi vengano fatti uscire dalla stalla attraverso un execution malaccorta del giusto decreto di salvataggio delle banche. Ergo – e concludo – credo che questa Commissione debba aiutare a prendere le decisioni giuste, in questa fase, e non limitarsi a una sfilata di testimoni sui quali poi fare dichiarazioni ai giornali a conclusione delle audizioni. Questo sarebbe un esito molto modesto che mi ricorda la Commissione di inchiesta su Telekom Serbia, che per tre mesi stette sulle pagine dei giornali per poi concludersi con un nulla di fatto. Meno pagine dei giornali, più fatti concludenti.