LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Banche, siamo seri


Una Commissione di inchiesta, che chiude entro la fine della legislatura, non può che focalizzare l’oggetto della propria indagine, altrimenti non approderà a nulla di serio. D’altra parte, una tale Commissione non può avere lo scopo di ridiscutere le scelte del legislatore ma quello di fare luce sull’azione di governo, Banca d’Italia, Bce e Consob sui casi più controversi. L’intervista di Massimo Mucchetti al Corriere della Sera.

E secondo lei quali sono?
Etruria e delle altre tre banchette, Mps, le venete. Insomma, le crisi che hanno richiesto denaro pubblico o semipubblico. Il caso Mps è il più importante. Ma sarebbe dispersivo ritornare ad Adamo ed Eva: di Mussari o di De Bustis sappiamo molto. Delle follie della Fondazione pure. Già è al lavoro la magistratura. Non si è mai capito bene invece perché si sia deciso di rimborsare i Monti bond anziché convertirli in azioni, come il Tesoro si sia fatto rimborsare in contanti anziché in azioni perfino gli interessi maturati sull’ultima tranche quando ormai la banca senese agonizzava».

Sono decisioni prese dai governi di Monti, Letta e di Renzi.
Appunto. Niente strumentalizzazioni. Si guardi tutto. L’intervento finale dello Stato non scatta all’improvviso.

Si riferisce al fallimento della “soluzione di mercato”?
Anche. Si è detto che il Ministero dell’Economia aveva un piano per nazionalizzare Mps alla fine della primavera dell’anno scorso. Lo si verifichi. E si ricostruisca come questo piano sia stato accantonato per perseguire una sedicente operazione di mercato guidata JP Morgan con Mediobanca e un ruolo da approfondire del fondo Atlante sulle sofferenze. Ci sono stati incontri a Palazzo Chigi. Chi c’era, chi ha organizzato, che cosa si sono detti i commensali. Nessun pregiudizio. Cronaca, mi verrebbe da dire. Che forse sarebbe utile al legislatore che spesso decide ignorando.

Non c’è il rischio che, avvicinandosi alle elezioni, il lavoro della Commissione sia oggetto di strumentalizzazioni politiche?
E un rischio reale. Ricordo la disinformazione della Commissione su Telekom Serbia. Un orrore. Molto dipenderà dalla presidenza che dovrà decidere i lavori evitando gli opposti scogli della demagogia e dell’irrilevanza. Un alto dirigente del Pd mi chiese che cosa pensassi dell’idea della Commissione proposta da Renzi. Gli dissi: “Fossi in lui, non l’avrei fatta. Il governo rischia di spararsi nel piede”.
E sulle popolari venete cosa indagherebbe?
La parte scandalistica è chiara. Potranno emergere episodi ancora sconosciuti, ma la sostanza l’abbiamo già capita. Più interessante indagare sui rapporti tra i consigli di amministrazione e la vigilanza italiana ed europea. E sul ruolo del fondo Atlante: sull’illusione di un Tarp in salsa tricolore con limitate risorse private, quando il fondo creato dal governo americano per salvare le banche, e non solo, poteva contare su risorse illimitate di origine pubblica.

E’ sorpreso dell’iniziativa di Intesa sulle Popolari Venete?
Mi stupirei se Intesa si fosse mossa senza aver avuto un avallo di massima da parte del governo e di Bankitalia. Certo, bisognerà vedere se ci sarà una forma di supporto pubblico, o semi pubblico, nell’accollarsi le sofferenze dei due istituti. Sa, la riforma non basta ad aprire il mercato alle popolari in crisi.