RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Baruffe via cavo


Vado al Massimo pubblica il botta e risposta tra Franco Debenedetti e Massimo Mucchetti nelle lettere al Direttore del Foglio. Il tema? La presenza della tv via cavo in Italia e il ruolo del duopolio Rai-Mediaset.

Al direttore – Per il senatore Mucchetti, in “singolar tenzone” col professore Giavazzi, sarebbe stato “il duopolio Rai-Mediaset che in Italia ha imposto di non avere la tv via cavo”. In realtà, alle prime prove, la tv via cavo venne, letteralmente, abbattuta al suolo: la legge 14 aprile 1975 numero 103 consente al solo concessionario di stato la posa di ogni e qualsiasi rete di telecomunicazione; qualche apertura ai privati doveva venire dal decreto legislativo del 22 marzo 1991 numero 73, del quale però il ministero mai redasse il regolamento attuativo. Cioè non abbiamo la rete via cavo perché poteva posarla solo la Stet: che ritenne bene non posarla. Poco prima, il presidente della commissione Attività produttive del Senato, senatore Mucchetti, aveva affermato: “La Telecom non ha fatto molto bene, l’Italia ha un’infrastruttura debole, l’azienda è molto indebitata, e fatica a andare avanti”. Dipendenti, clienti, azionisti, mercato, eccetera, siete avvertiti, non dite poi che non ve l’avevan detto: autorevolmente.
Franco Debenedetti

Al direttore – Chiedo scusa se vengo meno al dovere di non replicare ai recensori, ma quando i recensori si chiamano Franco Debenedetti, già senatore Ds e ora presidente dell’Istituto Bruno Leoni (che presta al MISE uno dei suoi più valorosi esponenti), e cedono a memorie presbiti, un’integrazione di informazione è d’obbligo. Franco ritiene di smentire la denuncia (che ho riproposto nella discussione con Francesco Giavazzi) secondo la quale l’Italia non ha la tv via cavo a causa del duopolio Rai-Mediaset. Lo fa citando la mancanza del regolamento attuativo di un decreto legislativo del 1991 che correggeva una legge del 1973 la quale assegnava alla Stet il monopolio delle reti di telecomunicazioni. Se la tv via cavo non c’è, conclude, colpa della Stet, e cioè, insinuo io scorrettamente, dello Stato imprenditore. Tre notizie: a) la Stet, con il nome di Telecom Italia, è stata privatizzata nel 1997; b) la posa delle reti di telecomunicazioni fisse è libera più o meno da vent’anni: Fastweb e Metroweb, ma anche Infostrada, Colt e altri operatori ne hanno costruite e/o ne gestiscono alcune, talvolta rilevanti; c) la Stet, regnante Ernesto Pascale, varò negli anni ’90 il piano Socrate che posava la fibra ottica proprio per lanciare la tv via cavo, anche in concorrenza con Rai e Mediaset, e venne fermato in vista della privatizzazione dai “riformatori” tra i quali ora non ricordo se ci fosse anche Franco, ma forse sì…
Massimo Mucchetti