Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Caro Lotti ti scrivo


Caro Lotti, non voglio ora verificare se, in base al metro usato con Federica Guidi, esistano o meno tuoi conflitti di interesse. No, ora ti chiedo di fare con me due conti alla buona, proprio a partire dalla BCC di Cambiano per capire se e a chi convenga la scelta che palazzo Chigi ha inteso facilitare rispetto al ddl già negoziato da Ministero dell’Economia, Banca d’Italia e Federcasse. Massimo Mucchetti, sul Fatto Quotidiano, scrive al sottosegretario Luca Lotti sulla riforma delle Bcc.

Caro sottosegretario Lotti,

leggo che ti sei occupato della riforma del credito cooperativo, in particolare della via d’uscita facilitata per le BCC che non intendendo aderire a un gruppo bancario cooperativo. Accogliendo la linea di Nicola Rossi, consulente della BCC di Cambiano, il decreto del governo consente a queste BCC di conferire le proprie attività a una S.p.A già esistente ovvero a una nuova società. Non voglio ora verificare se, in base al metro usato con Federica Guidi, esistano o meno tuoi conflitti di interesse. No, ora ti chiedo di fare con me due conti alla buona, proprio a partire dalla BCC di Cambiano per capire se e a chi convenga la scelta che palazzo Chigi ha inteso facilitare rispetto al ddl già negoziato da Ministero dell’Economia, Banca d’Italia e Federcasse.

Partiamo dal bilancio 2014, l’ultimo approvato. La Cambiano ha un patrimonio netto di 278 milioni di euro e uno di vigilanza di 253 milioni, pari al 15,2% degli attivi ponderati per il rischio (RWA, risk weighted assets). L’utile lordo arriva a 6,4 milioni, il netto a 4,9 milioni. Ne viene un ritorno sul pa-trimonio netto dell’1,8%. Un risultato al quale concorrono 21 milioni di ricavi dal trading sui titoli di Stato fatti giocando di sponda con la BCE. Anche molte altre banche hanno approfittato dei finanziamenti e del quantitative easing di Francoforte per puntellare i margini di interesse, ma in misura molto inferiore. Alla Cambiano il trading da’ un quarto del margine di intermediazione. Una coope-rativa speciale, non trovi?

La Cambiano ha crediti deteriorati per 324 milioni, pari al 16% degli impieghi con la clientela. Tra questi crediti deteriorati si segnalano sofferenze per 172 milioni, pari all’8,5%. Mentre i deteriorati calano percentualmente sia pur di poco, le sofferenze si appesantiscono. Segno che i deteriorati sono meno recuperabili di quanto possa sembrare. Il totale dei deteriorati e’ coperto per il 28,9% da fondi svalutazione, le sofferenze per il 38,2%. Un po’ poco.

La Cambiano ha 35 sportelli, 286 dipendenti che costano in media 75 mila euro l’uno, parecchio di più della media delle BCC, e 3 dirigenti che costano 1,2 milioni (il bilancio non dice chi prende quanto). Questa è la fotografia. Ma proviamo a considerare che cosa accadrebbe con il conferimento dell’a-zienda bancaria alla S.p.A.

Anzitutto, il patrimonio calerebbe di colpo del 20% per effetto del versamento previsto dal decreto mentre l’imposizione fiscale, cessato lo sconto sull’Ires, diventerebbe in teoria piena. Il patrimonio netto calerebbe dunque a 212 milioni, quello di vigilanza a 197. Il rapporto del patrimonio di vigilanza con le RWA scenderebbe dal 15,2% all’11,9%. Applicando il prelievo fiscale medio nel settore bancario per il periodo 2006-2014 (un po’ inferiore all’aliquota piena), le imposte salirebbero da 1,5 a 2,6 milioni. Di conseguenza l’utile netto scenderebbe da 6,4 a 3,8 milioni mentre il ritorno sul patrimonio netto resterebbe stabile sull’1,8%.

Il gioco vale la candela? Ora, il patrimonio aggregato delle BCC equivale al 16,1% della RWA; il ritorno aggregato sul capitale si contiene nell’1,5%. La Cambiano divenuta S.p.A avrebbe un pa-trimonio ridotto ben sotto la media del credito cooperativo e un rendimento dello 0,3% superiore. Fossi un socio della BCC di Cambiano ci andrei con i piedi di piombo, perché, a occhio, la Cam-biano S.p.A dovrebbe stanziare parecchio ai fondi svalutazione.

Secondo la Banca d’Italia, le BCC in media hanno crediti deteriorati lordi pari al 18% dei prestiti, per la metà già in sofferenza. Il tasso di copertura dei deteriorati è pari al 36,5%, mentre quello delle sofferenze e’ pari al 51,8%. Il sistema bancario nel suo complesso ha un patrimonio inferiore ma copre di più i rischi su crediti. Le BCC possono farsi vanto del patrimonio, ma non troppo: l’ecce-denza patrimoniale compensa la scarsità dei fondi svalutazione. Di qui la costituzione del gruppo bancario cooperativo. A maggior ragion le ex BCC divenute S.p.A., anche per effetto del versamento del 20%, dovrebbero rimpolpare al più presto i fondi svalutazione.

La Cambiano S.p.A, per capirci, avrebbe un patrimonio proporzionalmente analogo a quello dei grandi gruppi privati, ma poi, per coprire i crediti deteriorati almeno come la media delle BCC, dovrebbe stanziare 25 milioni, mentre ne dovrebbe stanziare addirittura 50 per raggiungere le banche S.p.A. Nelle audizioni parlamentari, la Banca d’Italia ha fissato nel 13% il requisito patrimoniale minimo per le BCC e nei livelli indicati dalla BCE il grado di copertura minimo dei crediti deteriorati. Quando sarà, la Vigilanza dirà la sua. Nel frattempo, tu e io potremmo chiederci come ricostruire l’equilibrio tra patrimonio e fondi che la trasformazione in S.p.A compromette.

La ricapitalizzazione per vie interne, anche rinunciando al dividendo, richiederebbe troppi anni. Andrebbe perciò deliberato un aumento di capitale di almeno 50 milioni. Ora, data la dimensione della banca, l’emissione azionaria potrà interessare i residenti circonvicini, non certo il fondo delle Scottish Widows. La cooperativa ex BCC, in ogni caso, non avrebbe di che sottoscrivere la nuova emissione, essendo l’intero suo patrimonio investito nella banca S.p.A. Al massimo potrebbe sottoscriverne una parte minore utilizzando i proventi dalla vendita dei diritti ove questa vendita avesse buon esito. Ma a quale prezzo farà la nuova emissione quando in Borsa i titoli bancari trattano a sconto del 50% rispetto al patrimonio netto e capitalizzano comunque 10 volte gli utili?

Se la Cambiano Spa presenta un utile netto pro forma di 3,8 milioni, il suo valore di mercato calco-lato sulla base degli utili si aggira sui 40 milioni. E dunque andrebbe applicato uno sconto assai pesante sui valori patrimoniali. La vendita dei diritti ne risentirebbe e la cooperativa faticherebbe assai a restare in maggioranza.

In teoria, la Cambiano Spa potrebbe drogare l’utile con le plusvalenze sui titoli che in questi anni ha girato direttamente a patrimonio, ma il suo valore di mercato resterebbe comunque assai inferiore a quello di libro. E in ogni caso gli investitori dovrebbero considerare sostenibile nel tempo questo genere di ricavi in stile Deutsche Bank. Credi, caro Lotti, che ci crederanno?

Per ribaltare le aspettative, il management prometterà più utili. Ma come li farà? Tagliando i posti di lavoro e i salari? Aumentando i tassi di interesse sui prestiti e riducendo quelli sui depositi? In-vestendo oltre il territorio di elezione? Facendo ancora più finanza come parrebbe dalla semestrale 2015 peraltro chiusa con utili in calo? Offrendo nuovi prodotti di incerta utilità pratica ma forieri di commissioni? Se poi sono allo studio mirabolanti fusioni con popolari amiche, sarebbe bene saperlo per tempo sia pure in termini generali.

Giusto per valutare. D’altra parte, se invece la cooperativa vendesse la banca, in nome di quale goodwill dovrebbe incassare più del valore di mercato? E dunque si profila il rischio di disperdere, nel nome di piccole ambizioni, la ricchezza prodotta dalle generazioni precedenti, per lavorare e non per avventate avventure.

Concludendo, immagino che la presidenza della BCC di Cambiano darà notizia ai soci che, in caso di crisi (che, giureranno, non avverrà mai), la banca divenuta S.p.A verrebbe sottoposta a liquida-zione coatta amministrativa non essendo possibili interventi pubblici date le sue dimensioni prive di rilievo sistemico.

Fatti questi due conti, mi chiedo e ti chiedo, caro Sottosegretario, se la cooperativa rischia più denari assumendo l’impegno solidaristico assieme alle altre Bcc o perdendo subito 55 milioni e affrontando poi l’aumento di capitale ovvero vendendo la banca ai valori di mercato. La mia risposta è implicita in quanto sopra. La tua?

P.S. Questa lettera era stata inviata a “l’Unita’”, ma i legali del giornale del Pd ne hanno sconsigliato la pubblicazione paventando querele di Lotti e della BCC di Cambiano.