Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Appello alla Camera


Ho ascoltato con vivo interesse la ricostruzione della lunga gestazione di questo ddl e dei risultati raggiunti fatta dei relatori, Luigi Marino e Salvatore Tomaselli, due autentici Cirenei. Pur nella distanza politica, spunti interessanti sono venuti anche dai senatori dell’opposizione in aula e in Commissione: dalla vicepresidente Pelino ai senatori Castaldi, Girotto e Consiglio. Ma veniamo alla politica. L’intervento in Aula a palazzo Madama di Massimo Mucchetti in discussione generale sul Ddl Concorrenza.

Come la senatrice Lanzillotta, e prim’ancora il relatore Marino anch’io mi chiedo se lo strumento della legge annuale si sia rivelato adatto a promuovere la politica della Concorrenza. E azzardo una risposta: no, non si è rivelato adatto. La storia ci dice che le decisioni più ambiziose in questa materia sono venute ben prima del 2009, quando venne deciso l’obbligo della legge annuale.

Ricordo le principali: la separazione proprietaria delle infrastrutture di trasporto dell’elettricità e del gas dall’Enel e dall’Eni per costruire i mercati dell’energia laddove prima si operava in regime di monopolio; e poi, la moltiplicazione delle reti di telecomunicazioni sia nel mobile sia nel fisso e il relativo unbundling allo scopo di favorire l’ingresso di nuovi operatori, e ancora i vincoli agli intrecci tra telecomunicazioni e televisione, l’istituzione delle Autorità indipendenti. La più recente, tra le maggiori, e’ l’Autorita’ dei Trasporti che si accompagna alla competizione nell’alta velocità ferroviaria. Ma non possiamo dimenticare le timidezze. Ci sono state anche quelle.

Timidezze, per dire, sulle concessioni autostradali e sul claw back dei miglioramenti in sede tariffaria. Timidezze sul duopolio Rai-Mediaset che verrà attenuato non dalla lungimiranza del legislatore, ma dall’evoluzione tecnologica del Web che fa invecchiare in tempi stretti i vecchi signori dell’informazione e dell’intrattenimento. Sottolineo la debolezza politica dei governi di fronte alla sistematica elusione fiscale degli Over The Top che genera gravi distorsioni della concorrenza in settori strategici come la distribuzione di beni e servizi, la gestione delle informazioni e la pubblicità, settori nei quali operano altre imprese, spesso italiane, che le imposte le pagano.

Mi preoccupa la debolezza dell’Antitrust e dell’Agcom, anche solo nel perimetrare tali questioni. Vedete, è giusto che le Autorità indipendenti esercitino un diritto di tribuna verso il Governo e il Parlamento. Ma resta in capo alla politica il diritto di criticare e, se del caso, incalzare le Autorità a svolgere meglio il loro lavoro. Il dovere dell’accountability va nei due sensi. Anche a questo scopo le Commissioni Finanze e Industria del Senato stanno cercando una soluzione sul fronte della Web Tax che recuperi risorse al Fisco italiano e assicuri ai mercati e ai consumatori comportamenti corretti sotto il profilo della concorrenza. Mi auguro che il Governo collabori con idee e proposte, adesso e, magari, in sede di legge di bilancio 2017.

Ecco, la volontà politica pro concorrenziale non si realizza perché c’è una legge annuale. O si forma perché almeno la maggioranza e’ convinta che la politica della concorrenza serva, e se ne convince senza indulgere alla retorica ma facendo i conti, come raccomandava sempre, perfino al Pci di Togliatti, quel grande italiano che fu Raffale Mattioli. Oppure questa volontà non si forma, e allora si litiga, e si fanno le baruffe chiozzotte sulle lobby, materia sulla quale i relatori hanno pronunciato parole definitive.

Ciò detto, non possiamo non lasciare alla prossima legislatura il compito di dare una risposta operativa alla domanda che ci hanno posto la senatrice Lanzillotta e il senatore Marino. Il calendario è tiranno. Ma l’Italia, che si presenta come il Paese delle riforme, non può lasciar passare questa legislatura senza aver preso nessuna decisione in materia di concorrenza. Se è vero che questa legge vale l’1% del Pil, la si approvi al più presto. Io non sono così ottimista, non credo che abbia questo effetto, ma dico: Camera e Senato hanno fatto un lavoro, votiamola qui a palazzo Madama. E chiediamo ai colleghi della Camera di fare altrettanto. Per consentire al governo di varare al più presto il provvedimento annuale relativo al 2017. Questo ha chiesto la Commissione Industria in un suo recente parere. Questo ripeto oggi.

Come il relatore Tomasselli ho avvertito, il tempo non passa invano. Questo ddl avrebbe bisogno di qualche ritocco sulle assicurazioni. È stato raggiunto un accordo anche con forze di opposizione su limiti antitrust più stringenti all’ingresso del capitale finanziario nelle farmacie. Non è solo un accordo, è un miglioramento. Personalmente, aggiungo che in taluni punti il ddl andrebbe modificato. Alludo, per fare solo un esempio, al superamento del regime della maggior tutela nel servizio elettrico: senza un tetto antitrust e senza aste con regimi di prezzo cost oriented, rischiamo di cristallizzare in capo all’Enel e in regime di libertà di prezzo l’85% dei clienti che oggi l’Enel serve per conto dell’Acquirente unico a prezzi da sempre inferiori a quelli cosiddetti liberi.

Questi clienti, vorrei essere chiaro, non sono oggi clienti dell’Enel e degli altri soggetti che esercitano il servizio di vendita per conto dell’Acquirente unico, ma lo diventeranno domani per inerzia. Per l’Enel stimo, sulla base delle documentazioni aziendali, un vantaggio di almeno un miliardo di margine. Non mi piace, è evidente. Ma rinuncio per ora a insistere per un’ immediata modifica. Mi fido del favore con cui il governo e in particolare il ministro Calenda guardano alla questione, correggendo le impostazioni dei predecessori. Ma anche qui, come su altri punti, li vedremo, il governo e Calenda, alla prova in occasione del prossimo provvedimento.

Si è prospettato in questi giorni il ricorso al voto di fiducia. Bene. Una simile soluzione costituirebbe da parte di quest’aula un atto di responsabilità verso il Paese e il suo governo che deve potersi giocare la carta della concorrenza in Europa. Ma, lasciatemelo dire, una simile soluzione, date le circostanze e il lavoro fatto, costituisce anche un atto di generosità da parte della maggioranza e anche dell’opposizione. Una generosità che sono sicuro non verrà ripagata da furbizie di segno diverso nel terzo e ultimo passaggio alla Camera.