LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Concorrenza, il canto del cigno


Pubblichiamo il resoconto della seduta di oggi della Commissione Industria del Senato relativo all’intervento di Massimo Mucchetti sul Ddl Concorrenza.

Il presidente MUCCHETTI, richiamando l’intervento del relatore Luigi Marino che ha giudicato molto grave il ritardo con il quale il disegno di legge in titolo si avvia a concludere il suo iter, sottolinea come questo sia imputabile in misura assai limitata al Senato della Repubblica e come sia invece dovuto prevalentemente alle incertezze del Governo. Dà atto alle opposizioni di aver tenuto condotte sempre improntate a lealtà e a spirito di collaborazione, senza mai adottare comportamenti ostruzionistici.

Personalmente considera un’illusione l’idea, sostenuta ancora oggi, che ci possa essere, prima della fine della legislatura, un ulteriore provvedimento – anche d’urgenza – in tema di concorrenza, volto a modificare o integrare il disegno di legge in esame, correggendo le norme problematiche o addirittura errate che per diffusa consapevolezza si riconosce vi sono contenute. Questa soluzione era stata proposta nel corso della precedente lettura al Senato, quando la previsione di una doppia fiducia nei due rami del Parlamento la rendeva compatibile con i tempi della legislatura. E tuttavia tale percorso non è stato praticato, non per responsabilità del Senato, che ha rinunciato ad apportare i miglioramenti al testo resi necessari dal tempo trascorso tra la conclusione dell’esame in sede referente e l’avvio della discussione in Assemblea; miglioramenti a suo tempo concordati dai relatori – cui va riconosciuto un grande merito – anche con i Gruppi di opposizione, ma ai quali si è rinunciato per votare la fiducia posta dal Governo.

La Camera dei deputati, venendo meno al percorso condiviso, ha introdotto cinque modifiche. Un alto esponente della maggioranza le ha qualificate come poco rilevanti, sottintendendo con ciò che il Senato non avrebbe dovuto poi modificare ulteriormente il testo. Ma, se davvero si tratta di modifiche così poco rilevanti, il PRESIDENTE si chiede perché siano state introdotte, ritenendole invece in almeno due casi di grande rilievo.

Avendo dedicato buona parte della propria vita professionale alla politica della concorrenza, egli avverte il disagio di dover approvare un disegno di legge che è intitolato alla promozione della concorrenza ma che invece, accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli.

Passando al suo emendamento 1.18, ricorda che l’altro ramo del Parlamento ha soppresso, al comma 60, quella parte della norma con la quale il Senato chiariva che gli utenti del servizio di maggior tutela sono clienti dell’Acquirente Unico e non di coloro che, come ENEL, A2A, ACEA e altri ancora, forniscono all’Acquirente unico il servizio di vendita. Non a caso ENEL, A2A, ACEA e gli altri operatori hanno costituito società distinte per i clienti in libero mercato e per quelli dell’Acquirente Unico.

La modifica apportata dalla Camera, espungendo quel riferimento ai soggetti che non abbiano scelto il proprio fornitore, fa quindi un doppio regalo ai citati fornitori del servizio di vendita all’Acquirente Unico: il primo regalo consiste nell’acquisizione di questi clienti, senza alcun costo commerciale, ma in forza di una legge; il secondo regalo consiste nella possibilità di aumentare i prezzi come l’esperienza del libero mercato di questi anni fa prevedere. È probabile che in un primo tempo i prezzi siano contenuti – secondo una tecnica non diversa da quella praticata dai pusher che regalano la prima dose – ma in seguito i prezzi aumenteranno.

Lo confessa la stessa ENEL nella presentazione agli analisti fatta il 22 novembre 2016 a Londra. In questo documento, ENEL promette di aumentare il margine operativo del 6 per cento nei prossimi quattro anni, pur nel quadro di una contrazione media del 25 per cento dei prezzi dell’energia elettrica. La spiegazione di questo apparente paradosso risiede nell’azzeramento dei utenti in maggior tutela e nell’aumento assai significativo dei clienti in regime di libero mercato che già allora ENEL prevedeva di conseguire proprio grazie a questo provvedimento. È contraddittorio che una legge di promozione della concorrenza si riveli così marcatamente a favore dell’incumbent, che oggi serve l’85 per cento dei clienti dell’Acquirente Unico.

A chi teme che il servizio di salvaguardia risulti più oneroso di quello di maggior tutela risponde che ciò è vero, ma che il servizio di salvaguardia è riservato per legge alle imprese che abbiano consumi oltre una certa soglia e non alle famiglie e alle piccole imprese. La salvaguardia si rivolge oggi a una platea assai ridotta, pari a circa l’1 per cento del mercato. È evidente che se lo si vuole estendere alle famiglie e alle piccole imprese in misura così rilevante, il Governo e l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico dovranno emanare provvedimenti per superare tale criticità e, nell’occasione, per stabilire un sistema di prezzi non penalizzante come del resto esigerebbe la miglior qualità di questa nuova clientela. Il comma 60 recava dunque una norma imperfetta, ma migliorabile; la Camera dei deputati, purtroppo, ha fatto un pasticcio dettato via mail dalla stessa ENEL e presentato come emendamento da deputati di diversi Gruppi parlamentari.

L’emendamento 1.18 prevede che il servizio di salvaguardia sia garantito applicando il criterio del prezzo unitario minimo nelle già previste procedure concorsuali e stabilisce un limite antitrust del 50 per cento; in tal modo si offre ai provvedimenti attuativi che il Governo dovrà prendere in base al comma 68 l’indispensabile ancoraggio a una norma primaria.

Per queste ragioni egli non ritirerà l’emendamento 1.18; se la Commissione lo boccerà, come fanno presagire gli interventi che lo hanno preceduto, ne prenderà atto: ognuno si assumerà la propria responsabilità. Ricorda come nella precedente fase dell’iter egli avesse presentato un emendamento sul passaggio al libero mercato, attraverso procedure competitive al prezzo più basso e con un limite antitrust, e come avesse aderito alla richiesta dei relatori e del Governo di trasformarlo in un ordine del giorno; come abbia poi desistito – sempre su richiesta del Governo – dal ripresentarlo in una diversa e meno dettagliata formulazione, pur in precedenza sollecitata dal Governo medesimo; ricorda infine come, quando è stata posta la questione di fiducia, precludendo ogni modifica, non abbia sollevato obiezioni proprio perché vi era l’impegno a varare subito dopo un decreto legge per correggere questa e altre criticità, oltre naturalmente ad altre misure pro-concorrenziali.

Il PRESIDENTE a questo punto si dice stanco di veder prevalere le ragioni della politica politicante sulle questioni di merito e sottolinea come, trattandosi dell’unico provvedimento della legislatura sulla concorrenza, ben si potrebbe differirne di poco l’approvazione definitiva, visti i tempi complessivi dell’iter, correggendo un’evidente stortura che diversamente è destinata a restare e a produrre i suoi effetti.

Passa quindi brevemente all’emendamento 1.1: il testo approvato dal Senato aveva escluso il tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni di ogni tipologia, perché costituisce un privilegio delle compagnie di assicurazioni e non è nell’interesse degli assicurati. La Camera, dovendo fare una della “irrilevanti modifiche”, ha invece ripristinato questo meccanismo: è il testo del cartello delle assicurazioni, non certo a favore della concorrenza. Pur comprendendo i relatori e le ragioni che li inducono a preferire la definitiva approvazione del disegno di legge in titolo, senza modifiche, egli non ritirerà l’emendamento 1.18.