RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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C. d’interessi, arriva Renzi


Il conflitto di interessi poteva essere inserito già nell’Italicum. Non è stato fatto per non mettere a rischio il patto del Nazareno. Ora ben venga l’impegno ad affrontare finalmente la madre di tutte le battaglie. Purché, avverte Massimo Mucchetti in un’intervista a Repubblica, non sia una sorta di pressione per ammansire Forza Italia e non si allunghi il brodo con proposte troppo complesse per poi non fare nulla.

Il ministro delle riforme Maria Elena Boschi annuncia in una intervista al Corriere che il governo vuole affrontare il conflitto di interessi. Sarà veramente la “volta buona”?

Era ora che Renzi se ne occupasse. La questione è all’esame delle Camere dall’inizio della legislatura. Il 20 giugno del 2013 ho presentato una proposta di riforma, assieme ad altri 24 senatori Pd, compresi il capogruppo Luigi Zanda e la vicepresidente di palazzo Madama Valeria Fedeli, che stabilisce l’incompatibilità dei parlamentari, estendibile ai membri del governo, non solo se sono presidenti o Ad di società partecipate o titoloari di concessioni  o licenze pubblich, come prevedono già le leggi degli anni 50′, ma anche se ne sono gli azionisti di controllo, di diritto o di fatto.

Non crede che questa svolta dipenda dal fatto che oggi, caduto il patto del Nazareno, si può prendere di petto un tema ostile a Berlusconi?

In effetti, il provvedimento è rimasto in sonno durante il governo Letta, inizialmente sostenuto da Fi, e finora durante il governo Renzi, che aveva stretto appunto il patto del Nazareno. La riprova l’abbiamo avuta quando si è deciso di inserire la norma nell’Italicum: l’emendamento che riprendeva la riforma, venne dichiarato inammissibile per estraneità di materia. Fatico a capire come le incompatibilità economiche dei parlamentari possano essere estranee a una riforma elettorale…Ma è acqua passata.

Secondo i maliziosi però la legge potrebbe essere brandita solo per ammansire Fi in vista dell’arrivo in Senato della riforma costituzionale?

Andreotti, secondo il quale a pensar male si fa peccato ma si indovina, l’avrebbe potuto sospettare. Ma io non sono andreottiano. Fossi stato nei panni del ministro Boschi, invece, avrei evitato di prendermela con gli ex premier e gli ex leader del centrosinistra per nona ver fatto nulla: anche questo esecutivo non è stato un fulmine di guerra e ha aspettato un momento conveniente per riparlare di conflitto di interessi. Ora è il momento di unire.

Perché la sua proposta prevede l’incompatibilità e non direttamente l’ineleggibilità o l’incandidabilità?

Per evitare una decadenza burocratica e automatica. E’ più equo dare la facoltà all’eletto di scegliere entro 30 giorni se mantenere il mandato, e dunque vendere a terzi nel giro di un anno le partecipazioni, o se conservare l’impresa e decadere. Fuorviante sarebbe il blind trust, perché elimina l’influenza sulla gestione aziendale ma non la possibilità di usare la politica per i propri interessi patrimoniali.

Ma quando nel 1994 la giunta per l’immunità si trovò davanti per la prima volta il caso Berlusconi lo dichiarò eleggibile, anche perché era il vincitore delle elezioni. Questa situazione potrebbe ripetersi con la sua riforma?

No nel 94′ c’era e c’è tuttora, una legge equiovca, che consente interpretazioni estensive o restrittive. Ma se la norma è chiara, l’Antitrust non avrà difficoltà ad accertare il conflitto. Il tema, d’altra parte, oggi non tocca più Berlusconi, ormai ex senatore. Va solo adeguata una legislazione ormai usurata.

Del conflitto di interessi si discute anche alla Camera. C’è un testo unificato, che in realtà non piace a nessun partito, ma da cui il governo dovrà ripartire. Come lo giudica?

Mi pare un testo lungo e composito che tuttavia non affronta la figura del parlamentare azionistqa. Mi auguro che il Senato non si tiri indietro davanti alle sue responsabilità di legislatore.