Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Crisi. Economisti vs imprenditori


Negli ultimi anni l’incertezza economica è decisamente aumentata. La crescente ampiezza tra valore minimo e massimo nelle previsioni di crescita del Pil italiano di Consensus Forecast, sintesi delle stime di 13 distinti istituti di analisi economica, indica la divergenza di vedute sui sentieri di ripresa nel nostro paese senza margini di errore. O forse, in modo più corretto, permettendo all’errore di tenersi un margine più elevato.

Che la crisi di Lehman Brothers abbia complicato il lavoro degli economisti non è una grande novità. Secondo la nota 6/2013 del Centro Studi Confindustria, la variabilità tra le previsioni di Consensus è stata massima nel 2009, quando con quasi due punti di percentuali di range persino i più negativi hanno peccato di eccessivo ottimismo, e nel 2012, dove la nebbia ha oscurato le prospettive sull’anno successivo, che spaziavano da tassi ampiamenti positivi a variazioni negative.

Le previsioni a dicembre 2013 presentano una variabilità in calo sul biennio 2014-’15, prossima al punto percentuale, segnalando come gli istituti di ricerca stiano ritrovando una visione più condivisa, per il 2015 tutta in territorio positivo, sulle sorti dell’economia italiana.

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Se l’incertezza degli economisti ha vissuto alti e bassi, per tornare a convergere all’ottimismo, all’opposto quella degli imprenditori ha continuato a crescere dal 2010, in uno scenario di nubi sempre più fitte. Le indagini della Fondazione Nord Est segnalano come sia aumentata la percentuale di imprenditori che vede la fine della crisi oltre l’intervallo temporale più ampio, quello di un anno e mezzo, una concentrazione di valutazioni sullo scenario peggiore che segna un crescente pessimismo.

Se il differenziale di vedute tra gli economisti si sta riducendo, l’analisi ci pone di fronte al nuovo spread tra attori economici o previsori: chi avrà ragione?!