RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Enel, vendere non conviene


La vendita di quote Enel da parte del Tesoro “a spizzichi e bocconi non ha senso finanziariamente” e puo’ consentire un risparmio sul debito pubblico poco paragonabile ai rendimenti delle azioni. Mostra cautela il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, intervistato da Radiocor sulla prospettata vendita da parte del Tesoro di una quota del 5-6% di Enel che potrebbe concretizzarsi entro l’anno.

“Andrei cauto a vendere il 5% dell’Enel, sia perchè la situazione di Borsa non consente certo vendite ad alto prezzo, sia perchè, più in generale, il 5% può rendere come minimo una sessantina di milioni netti, che potrebbero raddoppiare laddove l’Enel tornasse ai dividendi di tre anni orsono; mentre dall’incasso del 5% di Enel, ai valori correnti, deriverebbe un risparmio nella spesa per interessi, al netto delle imposte, sul debito pubblico cancellato da questa operazione, pari più o meno alla meta’”. Mucchetti mette in guardia anche sul possibile messaggio al mercato dalla vendita di una quota e contesta i vantaggi finanziari di una vendita “a spizzichi e bocconi”.

“Se il primo azionista dell’Enel dicesse al mercato che vende in perdita le azioni dell’Enel, questo non rappresenta un buon messaggio da parte del Tesoro al mercato: sembra quasi che il primo azionista non creda alla possibilità, che io ritengo reale, di importanti miglioramenti da parte della società ora guidata dall’ingegner Starace”. Per Mucchetti “altro sarebbe il discorso se lo Stato decidesse di privatizzare davvero l’Enel e mettesse all’asta l’intero pacchetto di controllo sul quale potrebbe lucrare anche un premio di maggioranza”. Concludendo, secondo Mucchetti, “non ha senso quindi, dal punto di vista finanziario, vendere a spizzichi e bocconi. Mentre resta comunque dubbio il vantaggio industriale di una privatizzazione totale”.

Vedi la tabella con i dividendi e la capitalizzazione di borsa del gruppo Enel rispetto al debito pubblico italiano (dal 2010 al 2013)

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