LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Enel, vendere non conviene


La vendita di quote Enel da parte del Tesoro “a spizzichi e bocconi non ha senso finanziariamente” e puo’ consentire un risparmio sul debito pubblico poco paragonabile ai rendimenti delle azioni. Mostra cautela il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, intervistato da Radiocor sulla prospettata vendita da parte del Tesoro di una quota del 5-6% di Enel che potrebbe concretizzarsi entro l’anno.

“Andrei cauto a vendere il 5% dell’Enel, sia perchè la situazione di Borsa non consente certo vendite ad alto prezzo, sia perchè, più in generale, il 5% può rendere come minimo una sessantina di milioni netti, che potrebbero raddoppiare laddove l’Enel tornasse ai dividendi di tre anni orsono; mentre dall’incasso del 5% di Enel, ai valori correnti, deriverebbe un risparmio nella spesa per interessi, al netto delle imposte, sul debito pubblico cancellato da questa operazione, pari più o meno alla meta’”. Mucchetti mette in guardia anche sul possibile messaggio al mercato dalla vendita di una quota e contesta i vantaggi finanziari di una vendita “a spizzichi e bocconi”.

“Se il primo azionista dell’Enel dicesse al mercato che vende in perdita le azioni dell’Enel, questo non rappresenta un buon messaggio da parte del Tesoro al mercato: sembra quasi che il primo azionista non creda alla possibilità, che io ritengo reale, di importanti miglioramenti da parte della società ora guidata dall’ingegner Starace”. Per Mucchetti “altro sarebbe il discorso se lo Stato decidesse di privatizzare davvero l’Enel e mettesse all’asta l’intero pacchetto di controllo sul quale potrebbe lucrare anche un premio di maggioranza”. Concludendo, secondo Mucchetti, “non ha senso quindi, dal punto di vista finanziario, vendere a spizzichi e bocconi. Mentre resta comunque dubbio il vantaggio industriale di una privatizzazione totale”.

Vedi la tabella con i dividendi e la capitalizzazione di borsa del gruppo Enel rispetto al debito pubblico italiano (dal 2010 al 2013)

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