Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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La merchant bank di palazzo Chigi


La riforma delle Bcc è diventata necessaria e utile nel momento in cui queste non sono riuscite a costituire il fondo di garanzia comune prima della Vigilanza unica europea e del bail in. Ma la facoltà di chiamarsi fuori dal credito cooperativo e trasformarsi in Spa pagando un modesto balzello al fisco rischia di indebolirla e di costituire un precedente insidioso per l’intera cooperazione. Massimo Mucchetti, intervistato sul Fatto Quotidiano, ritorna sul decreto che modifica il credito cooperativo. 

Perché?

Non capisco come la cooperativa ex Bcc possa esercitare lo scambio mutualistico che ne giustifica l’esistenza ed è cosa diversa dalla beneficienza nel territorio. Ma se i soci hanno nuove idee, trasformino la Bcc in S.p.A riversando ai fondi mutualistici per lo sviluppo della cooperazione le riserve indivisibili accumulate in esenzione d’imposta come vuole la regola generale, facciano un bell’aumento di capitale per la banca e presentino i loro nuovi progetti per il territorio ai fondi che li aiuteranno senz’altro… Diversamente siamo all’assalto al tesoretto.

Come avverrà la trasfmormazione in Spa?

Due sono le strade previste dal governo: la Bcc si fa in Spa con i soci attuali che mettono le mani sulle riserve indivisibili, ma sarebbe una rapina; la coop di credito che scorpora la banca in una S.p.A di cui sarebbe l’azionista. Ma alla banca ex Bcc verrà a mancare il 20 per cento del patrimonio in seguito all’imposta sostitutiva. Credo che la Vigilanza avrà qualcosa da dire se, come credo, metterà il patrimonio residuo con il grado di copertura dei crediti deteriorati e la quantità e qualità dell’utile che dovrà remunerare i soci e ricapitalizzare la banca. Quanto alla coop ex Bcc rischierà che un esame rigoroso denunci la scomparsa dello scambio mutualistico e porti alla sua liquidazione. Ora, può anche essere che la legge Basevi sulla cooperazione vada aggiornata, ma affrontando alla luce del sole la questione, non di soppiatto, attraverso norme ad bancam.

In che senso ad bancam?

Le way out rispondono alle richieste dei vertici di tre Bcc con patrimonio superiore ai 200 milioni: la Cassa Padana di Leno (Brescia,), la Bcc di Cambiano (Firenze) e Chianti Bianca,M quella che si è presa in carico il fallimento del Credito fiorentino di Verdini. Più alcune Bcc minori che si vorrebbero accodare.

La tentazione di rendere redditizie le riserve però è forte.

Le riserve indivisibili valgono il 90% del patrimonio delle Bcc. Non sono proprietà dei soci, ma dell’impresa cooperativa. Il favor fiscale va all’impresa, non ai soci. Le Bcc hanno accumulato un patrimonio più alto di quello delle banche Spa, perché non hanno accesso al mercato finanziario. Ora Renzi tuona contro le troppe banchette, trasforma in S.p.A le popolari con almeno 8 miliardi di patrimonio e poi favorisce la nascita di micro S.p.A da 200 milioni. La Popolare di Milano non può stare da sola e invece Chianti Banca, 20 volte più piccola, si? Dove è la coerenza?

Forse nel fatto che il papà del sottosegretario Luca Lotti è un dirigente della Cambiano il cui presidente è marito della senatrice renziana del Pd Laura Cantini.

Laura è una senatrice di valore, si comporterà come si comportano i parlamentari quando si trovano in conflitto di interesse. Lotti, invece, ha le mani in pasta. Non rende un buon servizio alla causa. Rischia di ridurre la questione a un affare da compagnucci della parrocchietta.

Non ci sono solo compagucci. Per la presidenza di Chianti Banca si parla di Lorenzo Bini Smaghi.

La poltroncina è stata offerta a Bini Smaghi un anno fa dal direttore generale di Chianti Banca, Andrea Bianchi, con tanti saluti alla democrazia cooperativa. Mi stupirebbe se Bini Smaghi, presidente della Société Générale, accettasse un incarico strapaesano…

Magari c’è dell’altro….

Non mi ripeta l’indiscrezione che lo vorrebbe prossimo governatore della Banca d’Italia. Teniamo la banca centrale fuori dai pettegolezzi della piccola politica.

No, si parla di un ruolo di Chianti Banca e altre Bcc nel Monte dei Paschi

Smodate fantasie. In realtà, dal governo vengono pressioni su Cassa depositi e prestiti e Intesa San Paolo affinché si prendano in carico la patata bollente.

Quanto bollente?

MPS non è messo male come dice la vigilanza europea, ma non è un gioiello… Fa bene Intesa a starne fuori e a guardare al mondo. A suo tempo, MPS andava nazionalizzato convertendo in azioni i Monti bond e poi, dopo qualche anno, privatizzato. Ne’ Letta ne’ Renzi ci sentirono… Cdp, poi, avrebbe difficoltà a intervenire. La Vigilanza considererebbe il gruppo finanziario integrato e sarebbero dolori. Cdp e’ già oggi sotto capitalizzata con 20 miliardi di patrimonio, 30 di partecipazioni e un utile tagliato dal governo. Non voglio immaginare che cosa direbbe la Vigilanza di Francoforte sullo stile con cui vengono fatte le nomine ai vertici della Cdp. Più passa il tempo e meno si capisce perché siano stati sostituiti Bassanini e Gorno Tempini….

Accusa il governo di opacità?

Insipiente più che opaco. Vedi il pentimento alle FS… Del resto, le società privatizzate offrono buoni modelli. In Eni ed Enel, per esempio, gli amministratori esecutivi uscenti non possono essere nominati presidenti perché sarebbero condizionati in un ruolo che esige una certa terzieta dalla propria precedente responsabilita’. Nella City è una regola apprezzata. Ora la Cdp e le Fondazioni bancarie devono nominare i nuovi vertici di Snam e Intesa San Paolo. Ne terranno conto?

Non si direbbe. Alla Snam l’ad uscente Carlo Malacarne sarà presidente e il neo direttore Marco Alverà amministratore delegato.

Alverà ha lasciato l’Eni con una liquidazione di 6 milioni, mi dicono, e passa a un’altra società del gruppo Cdp, la SNAM. Una holding privata avrebbe risparmiato.

Alverà era il delfino di Scaroni, sodale di Luigi Bisignani. Non era finita quella stagione?

La fuoriuscita di Scaroni dall’Eni aveva indebolito la ragnatela di Bisignani. Che vorrebbe restaurarla.

Un merito di Renzi che sostituì Scaroni con Claudio De Scalzi.

Scaroni aveva avuto un pranzo a palazzo Chigi prima di venire in commissione al Senato dove, sulla presidenza e sui risultati dell’Eni, ci furono scintille. E’ tutto registrato, compreso l’intervento di Alverà a difesa dei contratti take or pay con la Russia. Scaroni era sicuro di essere nominato presidente. Credo si senta tradito.

Ma adesso è andato a palazzo Chigi a proporsi per l’Ilva.

Scaroni è vicepresidente della Rothschild, advisor dell’Ilva: potra’ essere chiamato dal compratore, se questi lo riterrà utile, non credo possa essere andato a proporsi ma a illustrare la situazione di Taranto..

Pure Claudio Costamagna, presidente della Cdp, ha buoni rapporti con Bisignani.

Certo, con Bisignani, ma anche con Prodi e, soprattutto, con Andrea Guerra. E proprio Guerra, consigliere di Renzi per un anno, lo ha portato ai vertici della Cdp.

E’ il capitalismo di relazione che si è adeguato al renzismo?

E viceversa. Quando sei all’orecchio di Marchionne, Messina e De Benedetti, quando vuoi dare la cybersecurity al tuo amico, non stai costruendo anche tu la tua rete di relazioni? Quanto ti porti a palazzo Chigi un top manager di Amazon che ad Amazon tornerà, e non vari mai la web tax, che cosa stai facendo di così diverso dalla prima repubblica che riempiva il ministero dell’Industria di uomini distaccati dalle grandi imprese?

A Palazzo Chigi c’è di nuovo una merchant bank?

Fatico a vedere in Renzi e Lotti gli epigoni di Cuccia e Maranghi. Leggo però di riunioni fiorentine relative alla nomina del presidente di Intesa che se avessero avuto come registi i Lothar di D’Alema avrebbero fatto scandalo.

E’ tornato perfino l’ex senatore Pd Nicola Rossi, che sul Corriere si è vantato di avere scritto la way out poi introdotta da palazzo Chigi nella riforma del credito cooperativo.

Ho apprezzato. Rossi è lo storico consulente della Bcc di Cambiano. La confessione del lobbista e’ un tributo alla trasparenza. Il problema semmai ce l’ha il governo che si fa scrivere le leggi da un’azienda.