LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Il governo scelga, Telecom o Enel


L’Italia è uno strano Paese, che scopre i campioni nazionali quando vengono comprati dagli stranieri, salvo non riuscire a fare nessuna politica industriale che li coinvolga fintanto che sono italiani. Massimo Mucchetti, senatore Pd, presidente della commissione Industria, non trattiene il rammarico per l’epilogo della vicenda Telecom. Renzi è stato ondivago sulle tlc come Occhetto lo era sulla politica post-comunista.

Telecom è quotata. Come poteva il governo influenzarne i destini?

“Dopo la maldestra privatizzazione, i governi hanno sempre esercitato un diritto di veto senza favorire però nulla di costruttivo in cambio. D’Alema bloccò la fusione con Deutsche Telekom: poteva avere le sue ragioni ma non fece votare al Tesoro contro l’Opa di Colaninno che produsse una compagine azionaria effimera. Prodi evitò la cessione a Telefonica perché si era fatto sotto il Gotha del capitalismo italiano che si rivelò un azionista addirittura peggiore dei precedenti. Letta riaprì a Telefonica ma in modo così opaco che finì con un nulla di fatto. E Renzi neo segretario del Pd se ne lavò le mani”.

Ora il premier dice che gli interessano gli investimenti e non chi li fa. Sbaglia?

“È un’ingenuità: gli investimenti richiedono un soggetto che li compia. Disinteressandosi del soggetto e del contesto regolatorio, gli investimenti ci sono stati? Pare di no. Renzi ha estromesso Bassanini e Gorno Tempini dalla Cdp, su suggerimento di Andrea Guerra, perché voleva che la Cdp rilevasse Telecom, salvo poi scoprire che non ha i soldi come i due esclusi dicevano. Di qui l’incoraggiamento all’Enel a fare la sua parte nel cablaggio, ma l’operazione regge se fatta contro Telecom? E avrebbe senso mandare avanti l’Enel e poi scegliere Bollorè?”

Come se ne esce?

“Andrebbe recuperata l’idea di Franco Bernabè, che proprio per questo fu mandato via, di una società di rete quotata. Non ci sarebbe niente di scandaloso se vi partecipasse la mano pubblica, si fa così in molti Paesi avanzati. Vi entrebbero Telecom con la rete, Enel, Cdp che conferirebbe Metroweb. A regime, il mercato avrebbe la maggioranza. Ma prima bisogna decidere se e quanto vale la rete in rame di Telecom. Se l’Enel pensa che non vale nulla o quasi, avanti con la competizione nel rispetto della concorrenza: garantirla toccherà al governo con la politica industriale e all’Agcom e all’Antitrust con la regolazione e il controllo”.

Bollorè sembra però orientato diversamente, vuol fare la media company?

“Media company è un concetto ancora vago, ma se vuole comprare Mediaset Premium, Bollorè può farlo benissimo, ha 8 miliardi da spendere. Telecom
ha un’altra dimensione. L’importante è fare chiarezza subito nell’interesse del Paese, troppi governi compreso l’attuale si sono agitati moltissimo senza costrutto”.