RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Ilva, ci giochiamo la credibilità


Il disegno di legge di conversione ha migliorato il decreto che dà corpo normativo alle soluzioni che ora consentiranno all’Ilva di riprendere, investire e rendere più compatibile la produzione con l’ambiente circostante. Abbiamo fatto bene a prendere questa decisione. A questo punto l’amministrazione straordinaria è la soluzione, ma dobbiamo sapere che a Taranto si gioca la nostra credibilità senza più schermi protettivi. Così Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria di palazzo Madama, nel corso della discussione generale sulla fiducia al dl Ilva.

“Con questo decreto – continua Mucchetti – il commissario ex decreto Ilva, ha potuto chiedere l’amministrazione straordinaria in base alla legge Marzano, senza non avrebbe potuto. A questo scopo il decreto estende ai nuovi commissari i poteri, i doveri e le guarentigie del vecchio commissario ex decreto Ilva, altrimenti la cosa non funzionava. Quindi era un passaggio indispensabile”.

“Diversamente, l’alternativa sarebbe stata il fallimento e nessuno ne avrebbe tratto vantaggi, se non gli avvoltoi che ancora sognano la chiusura del sito siderurgico di Taranto e si illudono di lucrare i loro piccoli vantaggi dalla bonifica del sito a spese dello Stato”, ricorda il senatore del Pd.

L’amministrazione straordinaria e il piano Bondi. Sottolinea l’ex vicedirettore del Corriere della Sera: “L’amministrazione straordinaria comporta la gestione, di fatto pubblicistica quindi è giusto il richiamo che in termini positivi o negativi è stato fatto al ruolo dello Stato, di questa grande azienda e non comporta più, nell’immediato, la vendita che invece costituiva l’obiettivo con il quale il Governo aveva sostituito alla fine della primavera del 2014, il primo commissario dell’ILVA, Enrico Bondi, che aveva presentato un piano industriale, lo ricordo perché di industria si parla sempre genericamente e raramente in modo concreto, fortemente innovativo sul piano tecnologico laddove sostituiva, in una certa misura tendente a crescere, l’uso del carbone con l’uso del gas. Quel piano e quell’impostazione vennero ritenuti non praticabili dalle banche, che forse non volevano tanto bene al commissario Bondi per quello che aveva fatto da commissario della Parmalat. Dico questo perché le osservazioni fatte in quella circostanza dal consulente Roland Berger sono state poi smentite dalle scelte degli industriali siderurgici privati italiani che avevano attaccato la gestione del commissario Bondi per poi riproporre quelle scelte industriali sul sito di Piombino: parlo del preridotto. Bisogna avere memoria di queste vicende perché il futuro nasce dalla consapevolezza del passato, non mettendo la polvere sotto il tappeto, ma capendo che cosa si è fatto e facendo quindi tesoro anche di qualche fatale errore”.

Il ruolo di ArcelorMittal e le prospettive per il futuro. “Il gruppo ArcelorMittal – dice Mucchetti – mise piede per la prima volta in Ilva nel maggio 2014 e, dopo sei mesi, non presentò nessuna offerta. Quando venne in Commissione ci disse però che l’Ilva era ottima, anche se il contesto rendeva impossibile la formulazione di un’offerta vincolante. Ergo, non è che l’intervento dello Stato adesso è dettato da un ritorno alle illusioni centralistiche e statalistiche di una stagione che fu, quanto piuttosto dalla necessità concreta di rispondere alla domanda su che cosa si può fare oggi di reale per tenere in vita l’Ilva, così da riuscire a finanziare anche il risanamento ambientale con i soldi che l’Ilva andrà a generare. L’alternativa infatti, siccome non c’è in questo momento un’offerta privata d’acquisto, è chiudere l’Ilva e avviare, se mai ci saranno i soldi pubblici, la bonifica del sito industriale di Taranto a spese dei contribuenti. Queste sono le vere alternative che ci sono sul tappeto”.

A Taranto si gioca la credibilità di Governo e Parlamento. “Ora, con l’amministrazione straordinaria parte una nuova stagione. I Riva sostengono che sarà l’inizio della fine. Forse lo dicono perché paventano nuovi guai ossia che dall’amministrazione straordinaria derivi un’inchiesta per bancarotta o forse lo dicono anche perché lo pensano come industriali. Ricordo questo punto all’Aula e al Governo per sottolineare il rilievo dell’impresa e il rischio connesso all’impresa che abbiamo deciso di intraprendere. Abbiamo fatto bene a prendere questa decisione. A questo punto l’amministrazione straordinaria è la soluzione, ma dobbiamo sapere che a Taranto si gioca la nostra credibilità senza più schermi protettivi. L’amministrazione straordinaria e il decreto hanno creato le condizioni per fare affluire circa due miliardi di liquidità. Sia ben chiaro: si tratta di quasi tutti debiti, ma per fortuna erogati da creditori pazienti come il fondo unico per la giustizia, la Cassa depositi e prestiti e le stesse banche Intesa e Unicredit. Con questi denari si mette l’Ilva nelle condizioni di ripartire e con il tempo, non necessariamente lungo, i debiti potranno essere anche convenientemente convertiti in azioni da mettere sul mercato.

Auguri di buon lavoro al management del gruppo Ilva. Conclude, infine, il presidente della commissione Industria: “Ho evocato il piano Bondi ed ho insistito sul profilo industriale innovativo che aveva per ricordare che, da adesso in avanti, la scommessa sarà sulla gestione industriale dello stabilimento. A questo proposito, avevo consigliato di chiedere ad Andrea Guerra di assumersi questo carico sulle spalle. È stato scelto, con il contributo decisivo di Guerra, un altro manager, Massimo Rosini, che con Guerra aveva lavorato alla Indesit. Voglio dargli fiducia e gli faccio molti sentiti auguri: ne ha bisogno chi ora si trova a gestire l’Ilva, ne abbiamo bisogno tutti noi”.