RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Ilva, così non va


“Un intervento radicale della magistratura per indagare sulle cause dell’incidente mortale è atto giusto e obbligato, meno comprensibile lo spegnimento dell’altoforno 2 per le conseguenze che potrà avere sull’intero stabilimento di Taranto”. Massimo Mucchetti, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, parla del futuro dell’Ilva.

Senatore Mucchetti, all’Ilva di Taranto la Procura ha sequestrato l’altoforno 2 dopo la morte di un giovane lavoratore rimasto gravemente ustionato. SI ha proprio l’impressione che quella dell’Ilva sia una crisi irreversibile?

Un intervento radicale della magistratura per indagare sulle cause dell’incidente mortale è atto giusto e obbligato. Meno comprensibile appare lo spegnimento dell’altoforno 2 per le conseguenze che potrà avere sull’intero stabilimento di Taranto. Non dimentichamo, infatti, che l’altoforno 5 è in fase di rifacimento per fine campagna e per adempiere alle prescirizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Spegnendo l’altoforno 2, si crea un problema alla centrale elettrica e alle cokerie nella gestione dei gas d’impianto minando la sicurezza di tutta la fabbrica.

E quindi senatore Mucchetti?

Mi auguro che prevalga un senso di responsabilità e non la strumentalizzazione di una tragedia per dar corpo a pregiudizi anti-industriali. Ricordo che il famoso sequestro di 8 miliardi di euro disposto dal gip di Taranto alla fine non risultò fondato sul piano del diritto. Senza contare che era basato su un calcolo sbagliato per 6 miliardi del valore degli investimenti omessi che avrebbero costituito il cosiddetto profitto del reato.

Sta di fatto però, che per l’Ilva si susseguono le leggi – ultima è di tre mesi fa – ma il punto di svolta non si vede mai…

No, passi in avanti sono stati fatti. Mi riferisco all’acquisizione dei fondi sequestrati ai Riva. E la Cassa depositi e prestiti sta adempiendo agli impegni presi. Certamente siamo nel mezzo di una traversata nel deserto, ma le decisioni prese dal Parlamento mettono l’Ilva nelle condizioni di avere la finanza necessaria per affrontare gli investimenti produttivi indispensabili, in particolare, il rifacimento dell’altoforno 5 e, più ancora, per adempiere alle prescrizioni dell’Aia. Il punto di svolta? Lo avremo quando l’Ilva tornerà a lavorare a pieno regime e con un impatto ambientale sostenibile.

D’accordo per l’Ilva si sono sbloccati i 156 milioni di Fintecna, il credito delle banche e il prestito garantito dallo Stato. Però del miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva non è arrivato ancora nulla. E questi sono soldi che fanno la differenza perché, senza di essi, il rilancio del siderurgico rischia di restare al palo.

Io dico che servono tutti i soldi e non solo quelli sequestrati ai Riva. Così come osservo che oggi l’Ilva sta onorando tutti gli impegni correnti mentre fatica sul pregresso. Non è vero che sul versante delle risorse sequestrate non si sia mosso nulla. Proviamo a ricapitolare: il gip di Milano ha autorizzato la richeista dei fondi di Riva da parte di Equitalia Giustizia alla magistratura svizzera; il Tar ha respinto il ricorso di Adriano Riva contro il progetto del ministero dell’economia che prevede l’emissione di obbligazioni da far sottoscrivere da Equitalia Giustizia; Adriano Riva ha avanzato ulteriore ricors al Consiglio di Stato su questa materia e mi auguro che la decisione definitiva ci sarà a breve. E ancora: l’1 luglio il Tar dovrà pronunciarsi su un altro ricorso dei Riva contro l’amministrazione straordinaria. Non posso certo anticipare il giudizio della magistratura, ma auspicare che sia analogo al precedente senz’altro si. Infine, evidenzio che il regolamento per le emissioni delle obbligazioni per finanziare il risanamento dell’Ilva è pronto. Adesso siamo solo in attesa della decisione della magistratura di Zurigo che, accogliendo la richiesta della Procura di Milano, potrebbe a breve liberare i fondi sequestrati, oppure riservarsi pià tempo – ma non me lo auguro – per attendere le sentenze definitive delle cause amministrative. Ecco si sta lavorando. I soldi sequestrati non arriveranno a tranche. O arrivano tutti o non arrivano.

Rimane il dato di un’azienda in grande difficoltà…

Le difficoltà di oggi derivano anche dalla decisione sbagliata, di porre fine al mandato commissariale di Enrico Bondi che aveva un piano industriale innovativo ma contrastava con gli interessi costituiti. Inoltre Bondi non era amato dalle banche per la durezza, giusta, con la quale le aveva trattate da commissario Parmalat. Il Governo parla tanto di contrasto all’economia di relazione e ai poteri forti, ma in quell’occasione cedette a Federacciai e alle banche e si illuse di poter vendere senza un piano industriale ad un grande gruppo privato, fatalmente estero vista la debolezza dei nostri produttori siderurguci. Ma, come era prevedibile, già da allora, nessuno avrebbe potuto comprare l’Ilva con i rischi giudiziari e le incertezze finanziarie che ne rendono problematico il futuro. Se fosse proseguita la gestione Bondi, non saremmo arrivati al commissarimento in base alla legge Marzano con l’acqua alla gola come siamo poi arrivati.

Ma l’Ilva resterà in qualche modo nell’area pubblica oppure tornerà completamente ai privati?

Non mi interessa se sarà pubblica o privata. Dico che l’Ilva deve tornare a produrre in modo sostenibile e vantaggioso economicamente e socialmente. Se avrà queste caratteristiche, non faticherà a trovare capitali privati.