RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

Continua Qui

Ilva, i rischi per le toghe


Oggi l’Ilva non ha padroni. Si indaghi senza chiudere la fabbrica. Se a questo estremo si arrivasse, dalle carte che ho letto aggiungeremmo danno a danno. Così Massimo Mucchetti, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, sul caso dell’acciaieria di Taranto.

Massimo Mucchetti (Pd), presidente della Commissione Industria del Senato, ha audito quasi tutti i protagonisti dell’inchiesta Ambiente Svenduto, durante l’elaborazione degli ultimi decreti sull’Ilva. Se li aspettava così tanti rinvii a giudizio e le poche assoluzioni decisi dal Gup?

Me li aspettavo: l’azione della Procura di Taranto lì convergeva. Avrà, temo, le difficoltà tipiche dei maxiprocessi, che coinvolgono tante persone con posizioni anche molto diverse. Nichi Vendola non è Fabio Riva, per capirci. Premessa la piena fiducia nel collegio giudicante, mi chiedo come sia possibile che la qualità dell’aria di Taranto sia migliorata così poco con l’acciaieria a scartamento ridotto. Ci sono altre fonti cospicue di inquinamento atmosferico oltre all’Ilva? E poi mi auguro che questi rinvii a giudizio del Gup Vilma Gilli siano stati ponderati meglio del sequestro per equivalente di beni per 8,1 miliardi sui beni di Riva Fire quale profitto del reato, secondo il gip Patrizia Todisco, una decisione debole sul piano giuridico (venne annullata dalla Cassazione) e non priva di errori materiali sul piano contabile

Errori materiali?

I custodi giudiziari, guidati dall’ingegner Barbara Valenzano, calcolarono in 8 miliardi i mancati investimenti per il risanamento ambientale, senza indicare principi contabili e fonti di mercato. Ma la somma del valore attribuito ai singoli investimenti non fatti, elencati in perizia, supera di poco i 2 miliardi. I 6 miliardi che ballano sarebbero, ci è stato detto, l’onere per la copertura dei parchi minerali. In realtà, nella perizia appare la cifra di 6 milioni, un refuso a dir poco.

I commissari dell’Ilva, ascoltati alla Camera, hanno parlato di un Piano ambientale da 1,6 miliardi, e di una realizzazione di oltre l’80% delle prescrizioni contenute nell’Aia, senza la copertura dei parchi minerali.

Questo dimostra che la copertura, compresa nel piano esecutivo delle prescrizioni della Aia, non vale 6 miliardi. E allora mi domando come fanno le stime alla base di certi provvedimenti. Non vorrei che, mutatis mutandis, il sequestro dell’Altoforno 2 abbia analoghe debolezze. C’è un confronto tra l’ingegner Valenzano, leader dei custodi, e il professor Mapelli, perito dell’Ilva, che forse andrebbe visto anche da altri, oltre al giudice tarantino. Gli effetti sui gas, sulla centrale elettrica e sulle cockerie, avendo già spenti altri due altoforni, porterebbero al fermo dell’intero stabilimento, un disastro per un’impresa che viaggia sul filo del rasoio. Il governo cerca di porre rimedio con decreti che lasciano la facoltà d’uso degli impianti all’azienda, la magistratura locale reagisce investendo la Corte Costituzionale e fermando l’attuazione del decreto. Devo dire che Ecco, una tale rincorsa tra magistratura e governo crea un corto circuito istituzionale non sostenibile.

Come si spezza la catena?

Credo si debbano prevedere giudizi preliminari rapidissimi della Cassazione e della Corte Costituzionale, secondo le competenze, sulla fondatezza di sequestri di tal genere in attesa del giudizio di merito. Auspico che la magistratura risolva da sè il problema costituito dai rischi sproporzionati e non rimediabili e dei danni non risarcibili impliciti in certi provvedimenti con evidente pericolo di errore. Diversamente, di fronte a errori dalle conseguenze sociali gravissime, guadagnerebbe punti il partito da sempre contrario all’obbligatorietà dell’azione penale e all’indipendenza del pubblico ministero. E’ un partito al quale non appartengo ma che potrebbe avere buon gioco dicendo che in Francia, dove la Procura risponde al governo, un caso come quello di Taranto sarebbe altamente improbabile.

Il processo di Taranto si riferisce all’Ilva quando era gestita dai Riva, ma non sembra che con la gestione commissariale del governo si verifichino meno incidenti e ci sia più sicurezza.

Gli incidenti sul lavoro sono una tragedia vera e troppo diffusa. Le cui cause la magistratura deve indagare senza sconti, caso per caso: mancata manutenzione, incuria, impianti sbagliati, errore umano. Il capitalista può essere accusato di non spendere in sicurezza per avidità. Oggi l’Ilva non ha padroni. Si indaghi senza chiudere la fabbrica. Se a questo estremo si arrivasse, dalle carte che ho letto aggiungeremmo danno a danno.