Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Ilva, produrre per occupare


La tutela dell’occupazione all’Ilva passa per una proposta industriale che sia in grado di farla produrre a pieno regime con un impatto ambientale sostenibile. E’ l’indicazione, raccolta dall’Adnkronos, che arriva dal presidente della commissione industria del Senato Massimo Mucchetti, dopo la comunicazione da parte dell’azienda della decisione di mettere in cassa integrazione straordinaria quasi 5000 dipendenti.

“E’ un dato che tenderei a non drammatizzare. Il sindacato fa bene a difendere le posizioni, ma i contratti di solidarietà sono sempre finanziati a termine e quindi si tratta di una misura cautelativa nell’attesa che si prendano decisioni definitive”, evidenzia. “Ci sarà un negoziato e i sindacati sanno che il Parlamento è sensibile all’esigenza di salvaguardare l’occupazione a Taranto“, prosegue Mucchetti, convinto che l’obiettivo si possa raggiungere “soltanto se l’Ilva tornerà a produrre a pieno regime con un impatto ambientale sostenibile”.

Per questo, secondo il presidente della commissione industria del Senato, “il vero punto di svolta sarà la scelta fra le due cordate”, AcciaItalia (la newco guidata da Arvedi con Cdp, la Delfin di Leonardo Del Vecchio e il partner industriale indiano Jindal) e Am Investco Italy (ArcelorMittal e Marcegaglia). I soggetti deputati ad esprimersi, ricorda Mucchetti, sono i tre commissari (Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba) ma, finora, “per quanto emerso dalle audizioni in Parlamento, la proposta di AcciaItalia sembra quella in grado di offrire una prospettiva occupazionale migliore con un impatto ambientale sostenibile”.

Questo, anche se è da puntualizzare che “un conto sono le audizioni e un conto saranno le proposte concrete, che andranno valutate nel dettaglio”. Sintetizzando, secondo Mucchetti, “due sono gli obiettivi principali” da perseguire per la nuova Ilva.

Primo, “produrre a pieno regime, 8 mln di tonnellate all’anno e anche di più se ci sono le condizioni, perché è indispensabile per l’equilibrio economico della società e anche per l’industria meccanica italiana che si è sempre servita degli acciai Ilva venduti a prezzi largamente competitivi”.

Secondo, “puntare su processi, tecnologie e investimenti ambientali tali da garantire una produzione con emissioni nei limiti previsti dalla legge”. Ovvero, conclude il presidente della commissione industria del Senato, “produrre acciaio in maniera pulita”.