LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Ma il conflitto d’interessi?


Che fine ha fatto il conflitto di interessi? Mi dispiace di non trovare nemmeno una riga – se invece di 33 le righe fossero state 35, il Pulitzer sarebbe stato assegnato lo stesso all’emendamento del senatore Esposito – sulla normazione dei conflitti d’interesse dei parlamentari che sono azionisti di società partecipate dallo Stato, ovvero che operano in regime di concessione da parte dello Stato. Eppure, era un cavallo di battaglia del PD, mi pare di ricordare, ma forse mi sbaglio. Così Massimo Mucchetti, intervenuto oggi in aula, per segnalare il suo voto in dissenso sull’emendamento Esposito sull’Italicum. Leggi l’intervento integrale.

Ci sono momenti come questo, nel quale si sente il dovere di coscienza di lasciare agli atti la propria posizione, non soltanto con l’esercizio del voto (che in questo caso, non in altri, sarà in dissenso dal mio Gruppo), ma anche con le relative motivazioni.

Ho apprezzato anche io, come il senatore Cociancich, l’invito fatto dal senatore Sposetti a ritirare i due emendamenti in conflitto. Noto che un invito fatto con lo stesso spirito era venuto dal banco della Lega: proprio ieri da lei, signor Presidente, quando aveva chiesto la possibilità di fare un subemendamento in cambio del ritiro di quelle decine di migliaia di emendamenti che avevano il chiaro intento di frenare i lavori. Tuttavia, ciò non è avvenuto: non è avvenuto ieri e fatalmente non poteva avvenire oggi, visto che già ieri avevamo avuto la prima controprova.

Credo che sulle ragioni di merito già altri colleghi siano intervenuti a chiarire le ragioni di coscienza. Insisto su questo punto, anche se alcuni miei colleghi di Gruppo ironizzano su questo fatto e magari danno dei parassiti a coloro i quali non la pensano come loro. Questo mi dispiace – mi dispiace molto – ma credo che forse valga la pena tirare anche una conclusione politica dal dibattito che si è sviluppato questa mattina e che ha come antefatto, per esempio, le riunioni dei Gruppi parlamentari. Tra queste, vi è quella del PD, che, come ricorderete, si è svolta in due tappe: la prima tappa ha visto una prolusione del segretario e Presidente del Consiglio, che poi ha interrotto per consentire la ricerca delle possibili convergenze. Non ho capito se questa ricerca (me ne mancano le informazioni) si sia svolta dentro il Gruppo del PD, ma ho visto (perché ho letto i giornali) che questa ricerca si è svolta nel rapporto con Silvio Berlusconi. Questo è un dato politico di cui tener conto. Se si fosse svolta nel Gruppo del PD, sarebbe stata una ricerca ulteriore, svolta in regime di assoluta trasparenza.

Quello che si sono detti Berlusconi ed il Presidente del Consiglio lo sanno loro, ma l’agenda della politica, che non è misteriosa ma è pubblica, prevede tra poco le votazioni per la Presidenza della Repubblica e, successivamente, la ripresa del decreto fiscale, che può consentire la cancellazione, ove si facesse quello che è stato preannunciato, delle pene accessorie, non soltanto dei servizi sociali, che sono state inflitte a Berlusconi e sulle quali il Gruppo al quale appartengo, non più tardi di qualche mese fa, usava essere estremamente duro, senza nessuna concessione all’avversario politico. Lo dico adesso, perché poi vedremo dopo che cosa accadrà. Mi domando cosa accadrà, appunto, nelle elezioni per la Presidenza della Repubblica. Mi domando cosa accadrà nel decreto di attuazione della delega fiscale, quali scambi ci possono essere nel chiuso di quattro mura.

Io ed altri colleghi non abbiamo avuto successo nel presentare taluni emendamenti. Mi dispiace di non trovare nemmeno una riga – se invece di 33 le righe fossero state 35, il Pulitzer sarebbe stato assegnato lo stesso all’emendamento del senatore Esposito – sulla normazione dei conflitti d’interesse dei parlamentari che sono azionisti di società partecipate dallo Stato, ovvero che operano in regime di concessione da parte dello Stato. Eppure, era un cavallo di battaglia del PD, mi pare di ricordare, ma forse mi sbaglio. Come mai ce lo stiamo dimenticando? Forse perché, come ha detto giustamente il senatore Tremonti per primo ieri e come tanti hanno ribadito poi, c’è una nuova maggioranza e questa nuova maggioranza è oggi emersa plasticamente.

Dopo El Alamein, Winston Churchill disse che probabilmente non era ancora il principio della fine, ma era probabilmente la fine del principio.