LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Le nomine e l’intruso


Sulle nomine grava l’ombra dell’ex premier ora segretario dimissionario del Pd, che avrebbe visto in segreto membri del governo per esprime le sue preferenze. Cosi Massimo Mucchetti, in un’intervista a Repubblica, interviene sul recente giro di nomine che ha coinvolto le società partecipate dallo Stato. 

Massimo Mucchetti presiede la Commissione industria del Senato, che ha varato  una risoluzione sui criteri che il governo utilizza sulle nomine. Vi hanno ascoltato?

Sulle nomine grava l’ombra dell’ex premier ora segretario dimissionario del Pd, che avrebbe visto in segreto membri del governo per esprime le sue preferenze. Un partito certo può dire la sua. Ma alla luce del sole, non facendo filtrare che Caio va cambiato perché non ha schierato Poste su Mps o su Pioneer. Se Renzi si fosse assunto la paternità dei giudizi sarebbe stato facile contestarlo. Ma ha agito da uomo di potere vecchio stampo, trascurando che questi gruppi sono quotati.

Nel merito trova i dirigenti scelti capaci e adeguati?

I consigli sono sempre pieni di lottizzati. Il Tesoro non è più quello di Ciampi e Draghi. I nomi sono persone qualificate, ma capisco poco alcuni passaggi. Perché mandare Matteo Del Fante in Poste e Luigi Ferraris a Terna, quando Del Fante ha appena iniziato a Terna (che investe sul lungo termine) e Ferraris, direttore finanziario di Poste, poteva essere promosso ad, se proprio si voleva, contro i voleri del mercato, cambiare Caio?

E del banchiere Alessandro Profumo messo a capo di Leonardo che ne pensa?

Anche Moretti non aveva esperienze nella difesa né all’estero quando arrivò da Fs: ma ha fatto bene sui costi, anche se in audizione non si è capito molto sulle strategie. Per competenze direi che Profumo era più vicino alle Poste: però è anche uno dei massimi manager italiani, abituato a gestire situazioni complesse e con proiezione internazionale. Dovrà studiare su difesa e aerospazio, ma ha le capacità per farlo e per rafforzare la reputazione di Leonardo. Piuttosto chiederei al governo se con un capo banchiere si intende creare valore passando per le scorciatoie di uno spezzatino o una fusione subalterna, o per la lunga e diritta via dello sviluppo aziendale con giuste alleanze.

Il Profumo presidente e socio di Equita, sim che opera anche sulle azioni Leonardo, non è in conflitto di interessi? 

Immagino che Profumo lascerà la presidenza di Equita e che Equita non lavorerà con Leonardo.

Come valuta la continuità sui vertici di Eni ed Enel?

Molto bene la conferma di Claudio Descalzi, che nel collasso del greggio ha ridotto i costi aumentando la produzione. Anche Starace ha fatto bene. Vedo però un’incognita nei ritorni degli investimenti in tlc e attività regolata: o i primi sono troppo bassi o i secondi sono troppo alti.