RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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L’emerito e la destra Pci


La matrice culturale e politica del presidente emerito Napolitano, una matrice ricca ma anche ambigua, che deriva da quel grande che fu Giorgio Amendola, patriota italiano ed europeista, ma anche filo sovietico al punto di sostenere l’Armata Rossa in Afghanistan. Socialdemocratico in economia, con i suoi epigoni addirittura liberali e talvolta liberisti e poi filo americani in politica estera, ma stalinista nei rapporti interni al Pci e pronto a rapporti sul filo del rasoio con i poteri economici in nome della ragion di partito come dimostrò l’inchiesta Mani Pulite. Così Massimo Mucchetti in un’intervista all’Huffington Post torna sulla lettera al Corriere del presidente emerito, Giorgio Napolitano, in tema di riforma costituzionale.

Senatore Mucchetti, Napolitano dice che chi vuole il Senato elettivo ferma il cammino delle riforme, cerca di tornare indietro.

“Queste argomentazioni possono essere usate da una Serracchiani, non da un presidente emerito della Repubblica dal quale si può pretendere profondità di pensiero e rigore intellettuale. L’elezione diretta della Camera Alta, alla quale si toglie il voto di fiducia al governo e la competenza sulla legge di bilancio e sulla legislazione ordinaria ma si lasciano le funzioni di controllo e di intervento sui diritti civili e politici, ha ora l’appoggio della maggioranza del Senato. Non è un’eresia. Se la maggioranza del Pd l’accettasse la riforma costituzionale passerebbe in un amen”.

Ma Napolitano fa appello alla minoranza dem affinché deponga le armi.

“Fa impressione la differenza di comportamento tra l’emerito Napolitano e un altro emerito, papa Ratzinger. Quest’ultimo probabilmente non condivide tutto quello che fa papa Francesco, ma da quando ha lasciato il soglio di Pietro non ha più detto una parola in pubblico che potesse pregiudicare la libertà di scelta del suo successore”.

Perché, secondo lei, Napolitano non ne segue l’esempio?

Ratzinger ha dietro di sé 2000 anni di storia della Chiesa e l’ispirazione del Dio dei cattolici, soprannaturale e universale. Napolitano viene da una storia breve, locale e terrena: quella del partito comunista e non vorrei che avesse come fonte di ispirazione un soggetto transitorio e particolare come è, fatalmente, un presidente del consiglio dei ministri.

Nel suo intervento sul “Fatto” ha associato Napolitano alla destra comunista.

“Quella è la matrice culturale e politica del presidente emerito. Una matrice ricca ma anche ambigua, che deriva da quel grande che fu Giorgio Amendola, patriota italiano ed europeista, ma anche filo sovietico al punto di sostenere l’Armata Rossa in Afghanistan. Socialdemocratico in economia, con i suoi epigoni addirittura liberali e talvolta liberisti e poi filo americani in politica estera, ma stalinista nei rapporti interni al Pci e pronto a rapporti sul filo del rasoio con i poteri economici in nome della ragion di partito come dimostrò l’inchiesta Mani Pulite.

Ma via, Stalin è morto nel 1953.

Ma lo stalinismo no. Lo stalinismo è anche una tendenza psico-politica, un senso chiesastico che porta a dire: meglio aver torto nel partito che aver ragione al di fuori. Nel nome di questa fedeltà, sull’Ungheria si dava ragione a Togliatti, che aveva torto, anziché ad Antonio Giolitti, che aveva ragione. Nel nome di questo conformismo, la destra comunista, pur avendone i mezzi intellettuali, non si è mai battuta davvero per portare il Pci a fare la revisione della sua cultura politica, seguendo il grande esempio del congresso della SPD a Bad Godesberg, in tempo utile per poter continuare a essere di sinistra senza dover invece baciare l’anello di Cuccia o dei capitani coraggiosi di Chicco Gnutti, della City o di Draghi per legittimarsi a governare.

Ma si tratta di personaggi di prim’ordine.

E chi lo nega? Quasi tutti interlocutori ottimi, ma non tanto da sostituire un pensiero autenticamente socialista. Ecco, Nulla salus extra Ecclesiam andava bene per la Chiesa prima della riforma luterana. Potrà mai andare bene per un partito politico con nemmeno dieci anni di vita?

Quindi, Napolitano si è esposto oltremodo a favore di Renzi?

Napolitano ha tutto il diritto di intervenire nella contesa politica, naturalmente quanto più scende a livello delle polemiche congiunturali tanto più espone il suo carisma al rischio del logoramento.

Perché lo ha fatto?

Temo sia preoccupato che, diversamente da quanto dicono i fedelissimi del premier, i sostenitori del cosiddetto Senato delle autonomie non abbiano i numeri per confermare in aula la loro idea di riforma, che personalmente considero una controriforma. Al netto della durezza burocratica che le minoranze dem possono lamentare, Napolitano ha mostrato generosità verso la parte di cui condivide la linea.

Perché generosità?

Sa, se la campagna acquisti d’agosto non darà i suoi frutti, credo che Renzi tratterà. Accetterà quanto oggi rifiuta abbigliando il bambino così da farlo sembrare figlio suo. Ma andrà bene così. Ma allora che cosa si dirà della lettera del presidente emerito? Che avrà dilapidato una reputazione?

Ma è tanto sicuro sui numeri dell’opposizione?

Non sono sicuro nemmeno di chiamarmi Massimo. E però trovo singolare e sorprendente che la grande stampa abbia scoperto il rischio dei numeri a Palazzo Madama solo dopo che Alessandro De Angelis ha fatto i conti sull’Huffington post. Negli anni Ottanta, Giampaolo Pansa scrisse “Carte false”, per denunciare il fenomeno dei giornalisti dimezzati, trombettieri del partito ma fasciati di indipendenza. Fu cronista e profeta. Farei un’aggiunta. Taluni cronisti oggi si sentono pure facitori della politica. Partecipano alle trame degli spin doctor di regime. Che abbaglio!

Secondo lei, il presidente Mattarella si è irritato per l’intervento di Napolitano?

Bisognerebbe chiederlo a lui ma storicamente il presidente della Repubblica in carica ascolta tutti e poi decide in base a scienza e coscienza. Mi limito ad annotare che il Capo dello Stato ha indicato come orizzonte l’intera legislatura per approvare la riforma del Senato.

Il suo capogruppo, Luigi Zanda, propone di affidare a legge ordinaria le modalità di elezione dei senatori lasciando intatto l’articolo 2.

Il presidente Zanda fa il suo lavoro di capogruppo. Fossi in lui, farei forse altrettanto avendo per orizzonte la tenuta della legislatura. Ma non sono lui. E allora apprezzo il suo sforzo di tenere aperta la porta di un dialogo. E tuttavia ritengo insufficiente il merito della sua proposta, che riecheggia la cosiddetta mediazione Finocchiaro-Boschi-Quagliariello già fatta prima del documento dei 25 senatori e giudicata debole.

Perché debole?

Perché toglie rilievo costituzionale alla composizione del Senato e la lascia alla Camera, affida il punto cruciale dell’equilibrio dei poteri a una legge ordinaria modificabile con niente. Insomma, lo dico con rispetto, non si può tenere assieme l’acqua e l’olio. Se si evita il confronto di merito sugli articoli importanti si espone a un rischio mortale l’intera legge. Questo deve essere chiaro.