LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Mps, il fiasco di Renzi


Quando si doveva scegliere se lasciar convertire in azioni i Monti Bond avviando per tempo la ricapitalizzazione di Mps, Monti e Letta vollero il rimborso. E il rottamatore? L’uomo nuovo? Zitto. Ha addirittura preteso il rimborso anche dell’ultima tranche. Un genio di preveggenza.  Così Massimo Mucchetti in un’intervista al Fatto Quotidiano.

Senatore Massimo Mucchetti, sembra proprio che tra i primi provvedimenti del governo Gentiloni ci sarà un un decreto salvabanche.

Temo sia inevitabile per porre rimedio agli errori blu del predecessore, tuttora incollato alla poltrona di segretario del Pd. Sarà un banco di prova per Gentiloni.

Quali sono stati gli errori di Renzi?

Appena eletto segretario del Pd, avallò la riforma dell’azionariato della Banca d’Italia senza cogliere l’occasione per incalzare il governo Letta e costruire, con le risorse che era possibile estrarre dalla banca centrale, la banca di credito industriale e la bad bank private che mancavano al Paese. Poi, sempre influenzato da via Nazionale, si è illuso che la riforma delle Popolari consentisse di ricapitalizzare le più deboli. Abbiamo visto in Etruria e in Veneto chi mette i soldi. Non ha quindi adeguatamente supportato la costituzione di un gruppo unico delle banche di credito cooperativo, perché prono alle ambizioni localistiche della Bcc di Cambiano, una piccola banca toscana depositaria dei denari del Pd e delle fondazioni renziane.

Molti problemi sono dovuti però alle nuove regole europee.

Renzi ha subito il bail in e non ha sostenuto presso la Commissione Ue come avrebbe dovuto il salvataggio in regime di continuità aziendale di Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche a opera del Fondo di tutela dei depositi come giustamente suggerivano la Banca d’Italia e l’Abi. Si è piegato davanti al vicedirettore della Concorrenza, Jens Koopman, anziché portare la questione al livello politico utilizzando le aperture dei Trattati e dello stesso bail in. Ma voleva la flessibilità della spesa pubblica per i bonus e ha sottovalutato l’impatto negativo di quei fallimenti sul risparmio e sulla valutazione dei crediti dubbi, con un effetto negativo sistemico.

Colpa sua anche Mps?

Quando si doveva scegliere se lasciar convertire in azioni i Monti Bond avviando per tempo la ricapitalizzazione di Mps, Monti e Letta vollero il rimborso. E il rottamatore? L’uomo nuovo? Zitto. Ha addirittura preteso il rimborso anche dell’ultima tranche. Un genio di preveggenza. Già nella primavera del 2016 era chiara la prospettiva fallimentare del Mps. Già allora si prospettava il salvataggio pubblico. Ma poi arrivò JP Morgan. Jamie Dimon e Vittorio Grilli, aspirante governatore della Banca d’Italia. Un piano privatistico che non stava in piedi. Ma che è stato venduto come tale per le esigenze della campagna elettorale del Si.

Debora Serracchiani ha visto nel rifiuto della Bce a concedere una proroga all’aumento di capitale di Mps la reazione negativa dei mercati alla vittoria del No..

Debora parla di materie che non conosce. La Bce è la suprema regolatrice, non il mercato. La Borsa ha festeggiato il No, segno che Renzi aveva già perso la fiducia dei mercati reali. La Bce non ha concesso proroghe perché non è mai nemmeno stato formato il consorzio di garanzia a suo tempo promesso. La vigilanza unica ha fatto scelte discutibili ma su questo ha ragione.

Quindi ora tocca al Tesoro risolvere il dramma Mps, anche entrando nel capitale.

Ci sono quattro questioni. Come entrerà il Tesoro? Sottoscrivendo parte dell’aumento di capitale facendo da anchor investor o ricomprando le azioni dai risparmiatori obbligati a convertire le subordinate? Entrando dopo una due diligence sui conti o sulla fiducia, data l’emergenza? Continuerà a dare fiducia a questo cda e in particolare all’ad Morelli che aveva promesso l’arrivo di investitori che non si sono visti o farà da ponte verso altre più convincenti e meno onerose strategie come quella indicata da Corrado Passera? Eseguirà il piano finanziario di Jp Morgan e quello gestionale di Morelli o ne seguirà altri?

Il piano Passera è stato respinto dal cda senza convenevoli. E’ recuperabile??

Se Passera aveva davvero degli investitori pronti a mettere 2 miliardi un mese fa, potrebbero ancora esserci. A patto che l’ispezione della vigilanza unica, della quale il cda di Mps ha peraltro dato poche e tardive notizie, non faccia emergere un buco più grande di quello di cui si è parlato finora.

Perché il piano Jp Morgan è troppo oneroso?

Costa 648 milioni alla banca e altri 2,7 miliardi al veicolo che acquisterà i crediti in sofferenza (NPL). Anche questo è valore sottratto alla banca. Come mai il recupero dei crediti in sofferenza costa a Mps 12 basis point mentre a Vicenza ne costa 9? Questo vuol dire un sovracosto del 25 per cento e cioè 250 milioni sul miliardo dichiarato alla CONSOB. Chi se li prende? Come mai lo spread sul bridge loan a Vicenza, che è fallita, vale il 4,5%, mentre a Siena, che fallita ancora non è, supera il 5%?

Sul Corriere Francesco Giavazzi attacca anche il ministro Padoan per la linea sulle banche. E’ d’accordo?

Giavazzi dice bene sui rischi per i sottoscrittori delle obbligazioni subordinate, ma attribuisce a Padoan decisioni sbagliate prese da Renzi. A Padoan può essere imputato un eccesso di senso di responsabilità di fronte a Renzi al quale De Mita riconosce la superbia che deriva da un’intelligenza approssimata.

La preoccupa più Mps o Unicredit che deve trovare 13 miliardi?

MPS. Si veda anche come Mustier tratta gli NPL. Non aggiungo altro.