RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Mps, Padoan sta sbagliando


Credo che Padoan sbagli. I trattati e la stessa procura del bail consentono di negoziare eccezioni. Certo, un governo deve decidere che cosa vuole a Bruxelles, quali sono le sue priorità. L’intervento pubblico temporaneo in MPS, nel caso l’operazione di mercato non vada a buon fine, resta un’opzione da tenersi aperta invece di vietarsela da soli, ripetendo gli errori dell’autunno 2015 sulla risoluzione delle quattro piccole banche. Così Massimo Mucchetti in un intervento su l’Unità di oggi. 

Ieri Giampaolo Galli mi attribuisce una ricostruzione del caso MPS che temo non corrisponda a quanto ho scritto sul “Fatto quotidiano” il 3 ottobre. Non di “Intelligenti supposizioni (chi ha parlato con chi, chi è amico di chi)” si tratta ma di due punti fattuali che, credo, interessano anche i lettori dell’ “Unità”: a) perché il ministero dell’Economia e il consiglio di amministrazione di MPS non mettono davvero a confronto l’opzione Passera con la soluzione JP Morgan; b) perché ancora non c’è trasparenza sui costi delle due soluzioni posto che la soluzione JP Morgan, quale risulta dal sito MPS, muove 1,7 miliardi tra commissioni, premi upfront e interessi, dei quali più di un terzo nel primo anno, per una banca che oggi capitalizza mezzo miliardo.

Mi rivolgo al ministero dell’Economia, perché è stato l’azionista Mef a togliere la fiducia all”ex ad, Fabrizio Viola, non il consiglio o l’assemblea. Mi rivolgo anche al consiglio perché, se è vero che il 29 luglio poteva costituire una scadenza improrogabile per deliberare su un piano, e’ ancor più vero che quel piano viene corretto in corso d’opera. Non a caso il consiglio è stato riconvocato il 24 ottobre. Il piano Passera era arrivato troppo a ridosso del 29 luglio e dunque non poteva essere presa in considerazione in modo approfondito? Sarà. Ma ora che il vecchio piano viene modificato procedendo alla conversione (volontaria) delle obbligazioni subordinate prima dell’aumento di capitale, mi chiedo se abbia ancora senso, in vista del 24 ottobre, questa conventio ad escludendum.

Per capirci, la scelta irreversibile per JP Morgan si giustificherebbe se alla banca americana fosse stata concessa un’esclusiva. Risulta? Se sì, a quali condizioni, con quali obblighi reciproci e quali scadenze? Qui non c’è nessuno così pazzo da augurarsi il crac di MPS. Ma non esistono domande impertinenti di fronte a 1,7 miliardi, conto fatto su stime che l’amico Galli non contesta.

Gli amministratori dei grandi gruppi bancari e non, i ministri e i banchieri centrali, in una parola le elite dell’economia, non sono credibili di per sé. Con la crisi del 2008, hanno perso la verginità anche agli occhi dei fedeli che ci credevano prima. Si legga quanto ora dice il primo ministro britannico, Theresa May, alla Camera dei Comuni sul capitalismo irresponsabile. La credibilità le elite se la devono conquistare sul campo, rendendo conto. O l’accountability la si doveva chiedere solo ad Antonio Fazio?

MPS sta ai piedi di Cristo da tempo, per responsabilità di tanti: dei Ds, che favorirono un’operazione sbagliata come l’acquisizione della Banca del Salento; della città di Siena, ma anche della Banca d’Italia, che avallarono la tragica acquisizione della Banca Antonveneta; degli amministratori e del top management che poi manipolarono i conti per nascondere il danno.

Più recentemente, tra il 2013 e il 2015, vi è stata anche una responsabilità dei governi di questa legislatura che hanno scelto di rimborsare i 4 miliardi di Monti Bond usando l’aumento di capitale da 5 miliardi, anziché non rimborsarli e lasciarli convertire in azioni. Come i lettori arguiranno, la scelta dei governi Letta e Renzi ha ridotto a un solo miliardo la ricapitalizzazione (5 meno 4), quando MPS avrebbe potuto averne 9 (4+5) con la benedizione della UE, che aveva accolto il regolamento dei Monti Bond.

Chi scrive sostenne questa opzione già durante la campagna elettorale nel gennaio-febbraio 2013. Purtroppo, la politica prevalente ebbe paura della parola “nazionalizzazione”. E adesso il ministro avverte che non sono possibili interventi pubblici. L’Europa lo vieterebbe. Diversamente da Galli, credo che Padoan sbagli. I trattati e la stessa procura del bail consentono di negoziare eccezioni. Certo, un governo deve decidere che cosa vuole a Bruxelles, quali sono le sue priorità. L’intervento pubblico temporaneo in MPS, nel caso l’operazione di mercato non vada a buon fine, resta un’opzione da tenersi aperta invece di vietarsela da soli, ripetendo gli errori dell’autunno 2015 sulla risoluzione delle quattro piccole banche. Che ora nessuno vuole se non a prezzi così bassi da scavare un buco di un miliardo o poco meno nei conti della Cassa depositi e prestiti, garante dei finanziamenti bancari concessi alla procedura.