RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Nomine, due cose che non capisco


intervista

L’intervento di Massimo Mucchetti sui nuovi vertici di Eni, Enel, Poste e Finmeccanica. I nuovi amministratori delegati hanno tutti una lunga esperienza alle spalle, ma i criteri di scelta non sono omogenei su punti di fondo. Alcuni, Descalzi e Starace, provengono dall’interno dell’Eni e dell’Enel. Altri, come Moretti e Caio, si sono formati in settori diversi, l’uno alle Ferrovie dello Stato e l’altro nelle telecomunicazioni e nella meccanica. Leggi anche l’intervista di ieri a Lorenzo Salvia del Corriere della Sera: Nomine, Renzi e le doppiezze.

Le nomine. Un amico mi ha chiesto: «Se ti fosse possibile, che cosa vorresti sapere dal presidente del Consiglio che lunedì sera ha presentato le liste del governo per i consigli di Eni, Enel, Finmeccanica e Poste?». Gli ho risposto: «Se potessi comincerei da un dettaglio».

«Vorrei chiedergli – ho aggiunto – se i nuovi presidenti potranno seguire anche altre attività o sedere in altri consigli di amministrazione e collegi sindacali, ovvero se siano obbligati al tempo pieno». È un dettaglio, ma fino a un certo punto: il tempo pieno è la mina su cui saltò Antonio Mastrapasqua, nonostante i buoni risultati ottenuti all’Inps. Da lui si pretendeva che non avesse altri lavori e altri incarichi. Dai nuovi presidenti di Eni, Enel, Poste eccetera, che prenderanno 238 mila euro lordi, un pò di più dei 172 mila del compenso presidenziale dell’Inps, che cosa si pretende? Sulla base delle risposte si ragionerà delle coerenze tra impegno professionale, risultati, remunerazione e meritocrazia. E poi si potrà continuare entrando nel cuore del ruolo presidenziale che, grazie all’indipendenza di chi lo ricopre, maschio o femmina poco importa, deve trovare la sua sostanza, anzitutto in certi no robusti.

Quando? Per esempio, quando il management proponga buy back così da proiettare le quotazioni del titolo oltre il prezzo d’esercizio delle proprie stock option o ancora quando il management porti affari o rinunci ad affari per compiacere gli sponsor politici ma non l’impresa e il suo ruolo nel Paese o quando si tenti di comprare il consenso dei soci a colpi di dividendi, incuranti del conseguente indebolimento dello stato patrimoniale. Ecco, nella loro vita precedente, quali no – e quanto robusti, e quanto rischiosi per le loro personali carriere – hanno saputo pronunciare gli attuali presidenti?

Sappiano che, se si troveranno sulle stesse frontiere in cui in questi anni si sono battuti un Roberto Poli (contro i buy back all’Eni) o un Paolo Andrea Colombo (contro gli affari con Gazprom, mediatore l’amico di Berlusconi e contro l’eccesso di dividendi all’Enel), i nuovi presidenti avranno l’appoggio di chi ha a cuore l’interesse di questi campioni nazionali. E ancor più convinti incoraggiamenti avranno, i nuovi presidenti, se useranno fino in fondo la forza gentile del loro sesso per esercitare la funzione di audit per aprire i cassetti e portare alla luce ciò che, in talune società, è rimasto in ombra, a cominciare dai rapporti bancari privilegiati, fonti, oltre ai normali finanziamenti, di relazioni di potere tra manager, oltre gli interessi degli azionisti.

La storia dei padri di Emma Marcegaglia e Luisa Todini è una storia di self made man che si sono costruiti fuori dai vecchi circoli. Se l’impresa familiare può non essere una gran scuola di corporate governance l’occhio del padrone può cogliere al volo i vizi del management. Dunque, wait and see. E se altrettanta trasparenza Marcegaglia, Todini e Grieco sapranno introdurre anche sulle spese per le relazioni esterne, che comprendono la pubblicità, le sponsorizzazioni e le liberalità, avranno un maggior controllo sui loro amministratori delegati che quelle spese gestiscono con pugno di ferro pro domo loro.

Ma, se dai «dettagli» vogliamo passare alla «ciccia», Matteo Renzi o un suo rappresentante dovrebbero riferire in Parlamento delle ragioni e delle finalità di queste nomine, partendo dal giudizio sulle gestioni uscenti. Dovrebbero? Si, dovrebbero perché la Commissione Industria del Senato lo ha richiesto nella risoluzione sulle principali società a partecipazione statale, e il governo, per bocca del viceministro Enrico Morando, si è detto d’accordo. Capisco che molti, impazienti, vogliano credere alle favole belle senza fare la fatica di entrare nel merito.

Cambiamento, cambiamento, le donne, la radice industriale, che altro si vuole? A che serve, chiedono gli entusiasti, perdere tempo per guardare al passato delle imprese?
Personalmente credo serva. I bilanci anno dopo anno, il confronto con i concorrenti, la verifica delle promesse, il rapporto tra la remunerazione totale dei manager e i risultati aziendali e le paghe dei lavoratori aiuterebbero a capire quale senso abbiano la nomina del più vicino collaboratore di Paolo Scaroni all’Eni e del rivale di Fulvio Conti all’Enel, la rimozione del presidente dell’Enel e quella di Alessandro Pansa a Finmeccanica. La Commissione Industria del Senato ha rischiato la propria reputazione mettendo i piedi nel piatto. Ha acceso un faro sui conti deludenti del cane a sei zampe che nel 2013 regge solo grazie alle partite straordinarie, e cioè alle plusvalenze nette realizzate in Russia e in Mozambico nonché sulla dinamica delle top compensation.

Dov’erano i rappresentanti del Tesoro? Come si è articolato il rapporto tra la direzione partecipazioni e il ministro e tra questo e palazzo Chigi? E la Corte dei Conti, come li faceva i conti? La stessa impostazione critica è stata adottata dalla Commissione per le altre società. Sarebbe interessante il confronto di merito con le opinioni del governo. Ma nella società dello spettacolo forse questo è un approccio da secchioni. Certo, i capitalisti grandi e piccoli lo adottano quando si occupano delle loro aziende. Qui si preferisce il tweet, e tutto il resto è noia. Forse perché in questo Paese il rispetto della cosa pubblica evita l’esaltazione verbale ma non lo studio delle carte.

I nuovi amministratori delegati hanno tutti una lunga esperienza alle spalle, ma i criteri di scelta non sono omogenei su punti di fondo. Alcuni, De Scalzi e Starace, provengono dall’interno dell’Eni e dell’Enel. Altri, come Moretti e Caio, si sono formati in settori diversi, l’uno alle Ferrovie dello Stato e l`altro nelle telecomunicazioni e nella meccanica. Paradossalmente, i piani di Finmeccanica e di Poste hanno avuto il beneplacito del governo; quelli di Eni ed Enel presentano profili meno chiari a questo proposito. Perché in certi posti ci deve essere continuità di management e in altri no? Siamo sicuri che i piani di Finmeccanica resteranno quelli appena benedetti dai ministeri dell`Economia e dello Sviluppo economico o il governo ha cambiato idea, magari su Ansaldo Sts e Ansaldo Breda? Siamo sicuri che il South Stream, voluto essenzialmente da Putin e Berlusconi, pronubo Scaroni, sia ancora una buona idea?

Ne sapremo di più quando il governo riferirà al Parlamento, meglio se con una relazione scritta ricca di grafici e tabelle che ciascuno potrà verificare. Quest’ansia di chiarezza non deriva da pregiudizievole sospettosità. Essa è dettata dalla conoscenza dello stile di tanti manager che scommettono sull`incompetenza degli interlocutori, siano essi analisti finanziari che capiscono solo le medie mobili e nulla s`interessano di problemi industriali o siano politici o ministri che si riempiono la bocca della parola strategia senza distinguere i ricavi dai profitti al solo scopo di coprire i «santi maneggi» dei soliti noti. Il circuito di potere, che aveva in Luigi Bisignani il proprio segretario, non lo abbiamo inventato noi.

Lo speciale di Vado al Massimo sui “Boiardi” in streaming.

Il botta e risposta tra Massimo Mucchetti e Paolo Scaroni.