RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Deutschland AG e la truffa Vw


E’ un pò presto per decretare il crollo del modello tedesco. Però, se domani avessi mal di testa continuerei ad acquistare un’aspirina della Bayer. Massimo Mucchetti, non si iscrive al partito dei catastrofisti. Mucchetti rammenta altri casi eclatanti “dove sembrava che stesse per crollare un sistema… e poi invece non è successa alcuna catastrofe”.

Presidente, il modello tedesco, la famosa affidabilità teutonica, ha fatto flop?

Si diceva lo stesso di Wall Street nel 2008. Ricorda? Addio banche d’affari, al rogo la tecnofinanza. E invece..

E invece adesso – scomparsa Lehman Brothers – ora gli altri fanno più soldi di prima…

Ecco appunto. Prudenza e memoria storica.

Si però il danno d’immagine è innegabile in questa vicenda planetaria.

Questo è certo: per la VW e, sia pure con minore intensità, per l’intero made in Germany. Però se permette…

Prego.

Se avrà bisogno di un’aspirina continuerò a comprare un prodotto Bayer.

Mettere in discussione tutto il made in Germany, sicuramente è sbagliato, però chi ha commesso questa truffa planetaria va punito. O no?

Senza dubbio e senza sconti: per VW e per eventuali altri. Magari cercando di non buttare via il bambino dell’industria dell’auto, che in Italia sta trainando la ripresina e resta l’architrave dell’industria europea, con l’acqua sporca del dieselgate.

La stessa Bce ammette che la ripresa economica europea è lenta e debole. Se entra in crisi la locomotiva tedesca – di cui l’industria automobilistica è un pilastro – il danno si riverserà anche su gli altri Paesi dell’Ue?

Un certo contraccolpo ci sarà, resta da vedere l’entità.

C’è chi – enfatizzando la mancanza di controlli preventivi – vorrebbe mettere in discussione anche la compartecipazione dei lavoratori alla guida delle aziende come avviene da tempo in Germania. Possibile?

Lo sperano i nemici ideologici della codecisione, ma credo sperino invano. I rappresentanti dei lavoratori stanno nel consiglio di sorveglianza delle grandi imprese tedesche che si occupa di strategie e nomina i manager, che formano il consiglio di gestione. E saranno stati i gestori, autonomi e affamati di bonus, a gestire le emissioni. O no?

Cerchiamo di andare oltre l’emergenza del momento: la crisi di Volkswagen potrebbe schiudere nuove possibiltà negli Stati Uniti per qualche competitor? Sergio Marchionne, ceo di Fiat, da tempo corteggia General Motors. Sempre respointo dagli americani, a dire la verità…

FCA è indebitata, non ha le risorse per acquisire contanti la Gm. E perché poi i soci di Gm, che va meglio di FCA e ha soldi in cassa, dovrebbero accettare una fusione carta contro carta? Se si discute, come fa il mio amico Beppe Berta, il gigantismo del gruppo Volkwsagen con i suoi 12 marchi, che cosa si dovrebbe dire della somma dei 12 marchi FCA e dei 10 Gm? In ogni caso, mai dire mai…