LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Pd, rispetti Bankitalia


Massimo Mucchetti, intervistato da Valentina Conte di Repubblica, interviene sulla mozione Pd approvata ieri alla Camera contro il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Una mozione del Pd contro il governatore della Banca d’Italia. Come giudica questa iniziativa?
«Sbagliata, inopportuna, incomprensibile», risponde il senatore pd Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria. «L’autonomia e l’indipendenza della Banca d’Italia sono beni preziosi, oggetto in passato di attacchi irresponsabili da parte della politica. Le modalità di nomina del governatore sono stabilite dalla legge, così la governance».

Eppure il partito di maggioranza sfida il suo stesso premier a non rinnovare l’incarico di Visco.

«Il Pd è il principale partito di governo. Se davvero ritiene non congrue le procedure, allora vari i provvedimenti del caso, senza mozioni dell’ultima ora, dal sapore propagandistico».

La mozione impegna l’esecutivo a scegliere una persona capace. Un errore?

«Un’ovvietà. E come tale inutile. Che acquista un significato sgradevole, se letta in correlazione alla premessa nella quale si imputano a una presunta deficienza della vigilanza della Banca d’Italia alcune crisi bancarie».

Non ci sono state mancanze?

«Non è questo il punto. C’è una commissione di indagine che il Pd ha chiesto di istituire all’indomani del crac di Banca Etruria e che ha tenuto a bagnomaria fino alla fine. Ora è stata varata: che faccia il suo lavoro. Ma allora bisogna considerare che, cosa hanno fatto non solo Banca d’Italia, ma anche i governi, sia a palazzo Chigi che in via Venti Settembre, il Parlamento e pure la Commissione europea e la Vigilanza unica».

È un attacco strumentale?

«Ridurre tutto alla demagogia di una mozione significa minare il ruolo del Quirinale e di palazzo Chigi nella procedura di nomina del governatore, senza avere il coraggio di modificare in modo aperto e trasparente le regole. Capisco poco anche le opposizioni perché con il loro agitarsi contro la Banca d’Italia non fanno altro che favorire la designazione di personalità nel segno delle manovre opache sin qui attribuite al Nazareno».

Si potrebbe rinviare la nomina a dopo le elezioni?

«Chi prospetta questa soluzione, pur comprensibile in astratto, ha avuto tutto il tempo per stabilire in modo trasparente una proroga. Le scadenze erano note da sempre. Non rispettare la legge in prossimità della nomina lede l’istituzione. La Banca d’Italia fa parte del sistema europeo di banche centrali ed è troppo importante per essere trattata in modo così dilettantesco».

Mossa da dilettanti o studiato attacco politico?

«Tentativo maldestro di deputati vicini al segretario del partito, che hanno dormito su Etruria, Venete e Monte dei Paschi credendo alle favi.e di JP Morgan, di esercitare pressioni sulle istituzioni e di rincorrere i Cinquestelle. Faccio fatica a immaginare analoga iniziativa in Senato».

La mozione potrebbe influenzare Gentiloni?

«Una tempesta in un bicchiere d’acqua elettorale non può preoccupare il premier».