LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Il caso Verdini e il Nazareno


Esiste ancora un partito chiamato Pd? Un partito che rischia di rottamare anche alcune idee del Novecento per sostituirle con altre ottocentesche spacciate per 3.0? Se lo chiede Massimo Mucchetti intervistato dall’Huffington Post sul secondo rinvio a giudizio che ha colpito Denis Verdini. Come dato della realtà, sottolinea infatti Mucchetti, emerge il fatto che il principale negoziatore e testimone del patto del Nazareno sia una persona che ha condotto al fallimento una banca di credito cooperativo e si trova ora ad affrontare nuovi guai giudiziari legati all vicenda della P3.

A metà conversazione, Massimo Mucchetti dice: “Si apre nel caso di Verdini non già la questione della sua permanenza a Palazzo Madama, che non è in discussione, ma l’opportunità che sia il principale negoziatore e testimone del patto del Nazareno”. Due rinvii a giudizio in pochi mesi piombano sul “patto”: ieri la P3, “associazione a delinquere diretta a condizionare lo Stato”. Qualche settimana fa, prima della P3, Verdini è stato rinviato a giudizio dal gup di Firenze per il “buco” da oltre cento milioni di euro della sua banca, il Credito cooperativo fiorentino. Reati, secondo l’accusa: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato. Massimo Mucchetti, senatore del Pd ex vicedirettore del Corriere della Sera, è stato il primo a mettere a fuoco il possibile intreccio tra guai giudiziari di Verdini e il suo ruolo nel Nazareno. Lo scorso 14 luglio sull’Unità, in una lettera aperta a Berlusconi, Mucchetti scriveva: “Per Verdini i processi non sono ancora entrati nel vivo. E qui diventa interessante vedere se lo Stato e le istituzioni si costituiranno parte civile laddove possibile, o se chiuderanno un occhio. Verdini ha maggiori possibilità di ottenere vantaggi dalla benevolenza del Principe rispetto a lei”. Quattro mesi dopo, i processi stando entrando nel vivo. E se le riforme hanno fatto qualche passo in avanti lo si deve al ruolo molto accomodante di Verdini verso palazzo Chigi.

Senatore Mucchetti, ripartiamo da quel che lei scrisse qualche mese fa.

Anzitutto una premessa: ero e resto garantista. A mio parere il senatore Verdini va considerato innocente fino a che non intervenga una sentenza definitiva. In generale ritengo che si debba affrontare con cautela il coinvolgimento di politici e manager in inchieste giudiziarie perché non sempre queste si rivelano fondate. Certo, trovo francamente improprio che a un ministro vengano richieste le dimissioni sulla base di una telefonata…

Allude al ministro Cancellieri.

Beh, è evidente, dicevo che trovo francamente improprio che a un ministro siano state richieste le dimissioni sulla base di una telefonata a cui nemmeno i magistrati attribuiscono rilievo penale e altri soggetti con posizioni ben più pesanti continuino a fare il bello e cattivo tempo.

Parliamo dei procedimenti a carico di Verdini.

Nel caso specifico del senatore Verdini i rinvii a giudizio sono due. Il primo per il crack per il Credito cooperativo fiorentino. Il secondo è per la cosiddetta P3 e gli episodi di presunta corruzione in Sardegna per le fonti energetiche rinnovabili. In entrambi i procedimenti lo Stato deve costituirsi parte civile per aiutare, come vuole il processo, la scoperta di una verità giudiziaria attendibile.

Le risulta che sia stato fatto?

Non seguo professionalmente i processi. Ma mi risulta che nel caso toscano la costituzione di parte civile sia avvenuta. Nel caso sardo siamo solo agli inizi e vedo l’opportunità che si costituiscano parte civile sia la Regione, per quanto attiene a eventuali episodi che riguardino i suoi funzionari, sia lo Stato perché le fonti rinnovabili ricevono generosissimi sussidi pubblici.

Scusi, però, se lo Stato si costituisce parte civile, allora significa che Verdini non riceve nessuna, diciamo così, “ricompensa” per il suo atteggiamento “accomodante sulle riforme”.

La costituzione di parte civile va poi coltivata in modo attivo. Farla per onor di firma sarebbe ipocrisia. Ma più in generale, a questo punto, si apre nel caso di Verdini non già la questione della sua permanenza a Palazzo Madama, che non è in discussione, ma l’opportunità che il principale negoziatore e testimone del patto del Nazareno sia una persona che ha condotto al fallimento una banca di credito cooperativo. E questa non è materia di processo, ma un dato della realtà.

Insomma, è imbarazzante che il principale negoziatore sia Verdini. E dovrebbe esserlo innanzitutto per Renzi.

Benché il premier conosca bene l’importanza del credito cooperativo nell’economia del nostro paese, non fosse altro perché la sua azienda di famiglia è stata ampiamente finanziata dalla banca di credito cooperativo del suo paese, è sorprendente che accetti di negoziare con un personaggio il quale nel migliore dei casi ha tradito la fiducia dei risparmiatori toscani a causa della propria incapacità o di altro. Questo lo stabilirà il processo.

Forse continua ad accettarlo nel ruolo di negoziatore perché è accomodante con le sue proposte.

Questo è il sospetto non illegittimo che serpeggia dentro la stessa Forza Italia ma concludere un accordo con soggetti come Verdini e come il suo dante causa Silvio Berlusconi indeboliti dalle inchieste della magistratura può essere un atto di furbizia ma non un grande progetto per il paese.

Il fine però giustifica i mezzi. In fondo Renzi è fiorentino come Machiavelli…

Renzi per primo non accetterebbe questa battuta. Associare il nome del grande Segretario fiorentino al cosiddetto machiavellismo è una caricatura intellettuale che piace all’idea folkloristica dell’Italia che hanno i giornali anglosassoni. Preferisco restare all’interpretazione gramsciana di Machiavelli come precursore, attraverso il Principe che poi era Cesare Borgia, dell’unità d’Italia.

A proposito di Berlusconi. Lei fino a qualche tempo fa era uno dei principali analisti economici di questo paese. Glielo chiedo così: il suo appoggio alle riforme è “gratis”?

Credo che Berlusconi al pari di Verdini sia condizionato dai suoi problemi patrimoniali e giudiziari . Le sue principali partecipazioni si sono molto svalutate. Quella che fu la grande Mondadori oggi vale meno della metà di quanto la Fininvest ha dovuto versare come risarcimento a De Benedetti. Delle partecipazione di Mediolanum, due terzi sono in vendita per disposizione della Banca d’Italia. Quanto a Mediaset l’asset principale del gruppo, il futuro è incerto, la tv generalista perde colpi, la pubblicità, per lo meno in Occidente e in particolare in Italia, è strutturalmente diminuita. E in Italia, come nel resto del mondo, sta orientandosi verso il web in particolare verso Google.

La interrompo: Berlusconi vorrebbe provvedimenti restrittivi verso Google.

Su questo Mediaset ha perfettamente ragione. Google è uno dei nuovi monopoli globali che non subisce alcuna forma di controllo anti-trust. Utilizza il lavoro degli altri in particolare di giornali e tv per promuovere la propria pubblicità, fatta peraltro in modo intelligentissimo e utile agli inserzionisti. Di più: Google, come altri operatori over the top, è un grande elusore fiscale, diversamente da Mediaset e dai gruppi editoriali tradizionali che le imposte le pagano.

Il gruppo Berlusconi ha avuto problemi con il fisco.

I problemi che ha avuto il gruppo Berlusconi sono meno di nulla in rapporto alla colossale elusione, che è evasione legale o se dicente tale, di Google e degli over the top.

Prosegua il ragionamento che le ho interrotto.

In questo quadro i due grandi soggetti europei, Vivendi e Murdoch, lasciamo per ora tra parentesi i tedeschi, sono forti nella pay tv ma hanno forti legami con la tv generalista e la produzione di contenuti. Il valore residuo di Mediaset dipende dal quadro regolatorio italiano. È chiaro che si privatizzasse la Rai, magari lasciandone una parte pubblica per il servizio pubblico, il valore di Mediaset verrebbe colpito dall’improvvisa comparsa di un nuovo rilevante concorrente.

Renzi parla molto di governance della Rai.

Vero, Renzi parla molto di governance della Rai che è un tema vecchio anche se reale, ma non la lega a un progetto industriale nuovo quale sarebbe quello che abbiamo appena ipotizzato.

Fa parte del Patto Nazareno?

Non lo so perché su quel patto l’informazione è carente e tuttavia mi pare nell’ordine delle cose. Certe intese non hanno bisogno di essere scritte.

Abbiamo parlato del patrimonio di Berlusconi. Parliamo delle questioni giudiziarie che impattano sul Nazareno.

Mi pare che la frenata di Berlusconi sull’Italicum sia legata alla possibilità che in qualche modo gli venga restituita la possibilità di candidarsi. Dal punto di vista di negoziale di Berlusconi la richiesta fa senso, ma credo che da un punto di vista più ampio la posizione di Renzi è oggi così forte che, nel caso, potrà andare a votare anche con il Consultellum lasciando a Forza Italia un ruolo ancillare.

Mucchetti, per come lo descrive lei, l’accordo è costoso in termini politici ed etici. Si rinuncia a tutto quello che il mondo del Pd ha detto in questo ventennio su conflitto di interessi e giustizia.

Me lo chiedo dall’esterno, da non iscritto al Pd: esiste ancora un partito chiamato Pd? Credo che siano state rottamate non solo le persone, che avevano comunque fatto la loro strada e potevano essere serenamente sostituite da altre meno logore, ma temo siano state rottamate anche alcune idee del Novecento per sostituirle con altre ottocentesche spacciate per 3.0.