RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Rcs, meglio Cairo che la rissa


La scelta al momento, è tra la proposta di Cairo e lo status quo, spiega Massimo Mucchetti in un’intervista al Fatto Quotidiano, oggi senatore del Pd ma a lungo giornalista del Corriere della Sera, giornale ora nel mirino di Urbano Cairo, già editore di La7.

Senatore Mucchetti, chi è Urbano Cairo?

Un editore puro. Alessandrino d’origine, milanese d’adozione, si forma in Finivenst e Mondadori, che deve lasciare per volontà di Dell’Utri. Non è organico a nessun circolo politico o finanziario.

Tutto bene quindi?

Nella Milano dell’alta finanza si discute dello spessore culturale della Cairo Communication in relazione al Corriere. Ma chi critica dovrebbe spiegare come mai nel 2006 Fiat, Mediobanca, Pirelli, Ligresti, Capitalia, Della Valle mandarono via Colao, che lasciò una Rcs che guadagnava oltre 220 milioni e non aveva debiti, per poi accumulare perdite nette per 1,2 miliardi e ritrovarsi con debito di 400 milioni avendo venduto l’editoriale Fabbri, Dada, Flammarion, Rcs e la sede di via Solferin e dopo un aumento di capitale di 410 milioni. Cairo non ha mai chiuso in rosso, ha distribuito dividendi e risanato La7.

Il cds di Rcs boccia l’offerta di Cairo: non concordata e troppo bassa.

Posizione discutibile, che viene da un cda modellato dalla Fiat e Mediobanca, entrambe in uscita da Rcs. E il presidente di Fiat è diventato azionista di Repubblica, cioè del concorrente. Se si esclude il presidente di Rcs non vedo grandi competenze.

Ma nel Cda ci sono personaggi come Gerardo Braggiotti.

Bragiotti è un banchiere che, nell’editoria ha dimostrato la sua abilità rifilando a Rcs la casa editrice Recoletos al prezzo folle di 1,1 miliardi di euro.

Il prezzo dell’offerta di Cairo è adeguato?

Contiene un premio rispetto alle quotazioni correnti.

Il cda lo ritiene inferiore al target price degli analisti.

Le illusioni sono lastricata di target price. Gli analisti giocano con i soldi degli altri. Le banche creditrici con quelli dei depositanti e temono di perdere i 400 milioni di euro che avanzano da Rcs. Se Intesa si fida di Cairo ne prenderei atto e lascere gli analisti al loro analizzare.

Il cda dice che Cairo interferisce nel negoziato con le banche.

Il management di Rcs chiede sconti sul debito. Cairo lo standstill. Ma un conto è chiedere e un altro ottenere. L’ad Laura Cioli sconta la scarsa credibilità di un cda che aveva la delega per aumentare il capitale e non l’ha usata.

Della Valle chiama le banche al sacrifico perché sono state imprudenti a finanziare Rcs. I soci avrebbero già dato.

Hanno già dato. Ma manager incapaci e non abbastanza. Stimo il signor Tod’s, ma i creditori vengono prima dei soci. E non possono accusare le banche di aver finanziato l’acquisizione di Recoletos quanti quell’operazione avevano voluto.

Ma Intesa, azionista e creditrice, è in conflitto di interessi?

Sul piano giuridico non vedo conflitti. E questo duplice ruolo è stato ricoperto da tante banche in tante occasioni. Unicredit nel gruppo Ligresti come stava messo? Se un’osservazione può essere fatta a Intesa è quella di aver fatto anche da advisor a Cairo. Ma è quanto Mediobanca fa da sempre.

Cairo ha le risorse?

La Cairo Communication ha 105 milioni di liquidità netta che può mettere al servizio di un aumento di capitale di Rcs aperto al mercato.

Si parla di un intervento di Francesco Gaetano Caltagirone.

Mi risulta che Caltagirone non abbia dato seguito ai colloqui. La Caltagirone Editore, pur solidissima, non ha quotazioni adatte a fare operazioni carta contro carta. Mettrere 3-400 milioni in contanti forse è tanto anche per chi li ha, come Caltagirone. Hanno declinato anche Rocca, Moratti e Bonomi.

Mediobanca potrebbe schierare Vivendi.

Non ne so nulla. Ma Bolloré si schiera, non si fa schierare. E poi avendo già il controllo di Telecom Italia, un’ influenza pesante in Mediobanca, Mediaset Premium e un’opzione sull’intero Biscione, un gerente francese e un amico in Generali… aggiungerci anche il Corriere sarebbe troppo. Immagino la rivolta del Cdr contro l’editore impurissimo…

E l’ipotesi di fusione con il Sole 24 Ore?

La passivity rule che la rende impervia. E il neopresidente di Confindustria, Boccia, sostiene Cairo. Semmai la Confindustria potrebbe ragionare se abbia ancora senso detenere il quotidiano, avendolo gestito malissimo.

Dicono che ci sono poche sinergie tra il Corriere e La7.

Ce ne sono forse di più tra il Corriere e le scarpe, le auto, i conti correnti e le polizze? Basta guardara ai costi della Rcs Pubblicità e della Cairo Communication per farsene un’idea. Anche il gruppo Espresso voleva La7. Illuso anche De Benedetti? E la News Corporation non ha tv, giornali e cinema?