Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Referendum a rischio Brexit


Chi sono i sostenitori del si’ al referendum? Non i migliori costituzionalisti ma i vertici di Confindustria, delle grandi società pubbliche, di Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Pirelli. Sembrano la City pro Remain contro Brexit.

“Quest’autunno si può manifestare la stessa ribellione contro una legge costituzionale sponsorizzata da “lorsignori”, persone degnissime, alcune anche utili, ma per lo più lontane dalla gente”. Massimo Mucchetti, senatore Pd, ex vicedirettore dell’Espresso e del Corriere, è tra 10 parlamentari dem che è già uscito allo scoperto con un manifesto per il No. “Sarebbe grave per l’Italia se non ci fosse una risposta politica, riformista e costruttiva, a questo sentimento popolare anti elite. Resterebbero solo i populisti. Renzi il rottamatore rischia di diventare il Cameron de noantri, l’usbergo di quell’establishment finanziario e burocratico che ha sempre qualcosa da chiedere al governo”

Il referendum si intreccerà con la legge di Bilancio. In questo quadro non teme un rischio di instabilità in caso di vittoria del No?

“No. Nonostante qualche correzione, peraltro rimasta sulla carta, questa è una riforma sbagliata, legata a una legge elettorale pericolosa. Anche se vince il no, questo Parlamento resta. La maggioranza ne trarrebbe le conseguenze e cambierebbe l’agenda. Nessuno chiede a Renzi di dimettersi, anche se non sarebbe insostituibile: gli uomini della Provvidenza non esistono. Attenzione poi a minacciare il diluvio: nel Regno Unito l’elettorato ha preso l’ombrello ed è uscito di casa. Idem in Italia alle amministrative”.

Il Pd può sopravvivere a una campagna referendaria su fronti opposti?

“La Dc superò ben altri traumi su aborto e divorzio. I comunisti sopravvissero alla scissione. Se un partito si regge solo sulla tenuta di un gruppo dirigente e non sulla capacità di fare politica, è morto comunque. Ma da non iscritto credo che il Pd sia vivo”.