LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Riforme, il Senato che verrà


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Cosa succederebbe se si dovesse formare il nuovo Senato nel 2015, così come delineato dal disegno di legge costituzionale presentato dal governo e dagli emendamenti dei relatori Finocchiaro e Calderoli? Quali sarebbero i rapporti di forza tra le varie aree politiche sulla base delle ultime elezioni regionali? Vado al Massimo ha provato ad esercitarsi su questi aspetti: analizzando la composizione e la consistenza dei consigli regionali italiani e la rappresentatività al loro interno delle varie forze politiche in campo.  

La proposta di riforma del governo prevede sostanzialmente un Senato fatto di consiglieri regionali e, in misura minore, di sindaci. Dunque, vale forse la pena dare uno sguardo più approfondito al panorama dei consiglieri regionali nel nostro Paese. I dati utilizzati sono stati ricavati dai siti internet dei consigli regionali delle 20 regioni italiane e da quello dei Consigli delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano. L’area del centro-sinistra comprende il numero totale dei consiglieri regionali del Partito democratico, più il numero totale dei consiglieri regionali che sono insieme al Pd, formando coalizioni di maggioranza, oppure, formando coalizioni di opposizione come avviene in Veneto. Si tratta di un apporto importante nei casi dei partiti a forte radicamento territoriale delle regioni del Nord (Valle d’Aosta, con l’Union Valdotaine, oppure il Trentino con l’Svp e altri gruppi) ma anche per quanto riguarda le liste civiche, molto presenti nell’area del centro-sinistra in appoggio al Pd (Marche, Lazio, Abruzzo, Sardegna sono esempi indicativi). In termini percentuali, l’area del centro-sinistra a livello di consigli regionali “pesa” per il 49% del totale dei consiglieri su tutto il territorio nazionale. Per l’Udc occorre fare un discorso a parte, esso è stato computato laddove governa e sostiene il Pd, come nei casi dei consiglieri Udc della Sicilia.

Per quanto riguarda l’area del centro-destra, essa fa riferimento al totale dei consiglieri regionali di Forza Italia, Ncd, Lega Nord e le altre piccole forze come Fratelli d’Italia presenti a livello regionale, oppure quelle territoriali e civiche che sostengono il centro-destra in regioni come la Campania e la Calabria. In termini percentuali, quest’area “pesa” per il 29% del totale dei consiglieri regionali.

Il Movimento 5 Stelle comincia ormai ad avere una rappresentatività a livello di consiglieri regionali che, al di là delle “storiche” affermazioni in Sicilia, Lombardia e Lazio dello scorso anno, vede una presenza anche in altre regioni. In totale, il movimento di Grillo “pesa” per il 5% del totale dei consiglieri regionali italiani.

Infine, un 20% circa di consiglieri regionali italiani fa riferimento ai monogruppi consiliari (formazioni politiche composte da un solo membro), formazioni territoriali e gruppi misti che non hanno una chiara collocazione in termini di alleanze e coalizioni, avendo nel corso del tempo creato accordi politici a geometria variabile. Non sembra dunque possibile assegnarle con certezza ad un’area politica rispetto ad un’altra. Ovviamente, in caso di elezioni per il nuovo Senato, è possibile che queste forze formeranno alleanze o faranno parte di coalizioni più strutturate.

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Guardando al numero di consiglieri regionali partito per partito – parlando di quelli attualmente presenti in parlamento – e non per area politica, emerge tutta la forza del Pd rispetto alle altre formazioni politiche. Per un’analisi più completa è possibile fare riferimento al file pdf che trovate in allegato a questo articolo.

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Secondo gli emendamenti presentati dai relatori – che hanno definito ulteriormente i criteri di elegibilità del nuovo Senato – “Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. Settantaquattro senatori sono eletti dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano fra i loro membri, in proporzione alla loro composizione. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a tre; il Molise, la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e le Province Autonome di Trento e di Bolzano ne hanno uno”.

Dei novantacinque senatori , oltre alla quota dei consiglieri regionali, vi è una quota stabilita di sindaci. Come recita l’emendamento: “Ventuno senatori sono eletti dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano fra i Sindaci dei comuni della Regione, nella misura di uno per ciascuna”.

Sulla base di una simulazione che – nella mancanza di criteri definiti e precisi relativi all’elezione stabiliti dai relatori e dal governo (il discorso vale in modo particolare per i sindaci) – ha il solo scopo di rappresentare eventuali rapporti di forza futuri, partendo dalla composizione partitica del totale dei consiglieri regionali, è possibile tracciare un quadro della rappresentatività delle varie aree politiche nel nuovo Senato. Ovviamente, la simulazione non può non basarsi che sui risultati delle elezioni amministrative del febbraio 2013, dove sono stati eletti la gran parte dei consigli regionali attualmente in carica e l’ultima elezione amministrativa svoltasi lo scorso maggio 2014, che, ad esempio, ha visto la formazione del consiglio regionale del Piemonte. Si tratta di un mero esercizio come detto all’inizio, ben sapendo che il quadro potrebbe sensibilmente cambiare in caso di elezioni.

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Più difficile il discorso per 21 i sindaci, l’emendamento presentato dai relatori, infatti, li aggancia ai consigli regionali, affidando a loro il potere di nomina, ma non va oltre e non specifica i criteri sulla base dei quali verrà eletto il sindaco della singola regione che andrà a sedersi nel nuovo Senato. Se, ad esempio, il criterio dovesse essere quello di assegnare il seggio ad un sindaco appartenente alla stessa forza politica che governa la regione, il risultato potrebbe essere questo.

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Scarica qui l’analisi completa con le tabelle dei consigli regionali, regione per regione: Il nuovo Senato formato da consiglieri regionali e sindaci