Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Riforme, sei punti per svoltare


Riequilibrio numerico tra Camera e Senato, Senato elettivo, competenze della Camera alta, immunità limitata, allargamento della platea per l’elezione del presidente della Repubblica ed eliminazione dell’obbligo del pareggio di bilancio. Massimo Mucchetti illustra a Lorenzo Salvia del Corriere della Sera i sei punti da cambiare sulla riforma costituzionale di Matteo Renzi.

“Sono sei i punti sui quali cercheremo di migliorare il testo”. Tutti essenziali, oppure quanti ne bastano per avere il vostro sì? “Non c’è una soglia minima e ci aspettiamo collaborazione da parte del governo”. Massimo Mucchetti, senatore del Pd, pianta i paletti dei dissidenti sulla riforma del senato, all’inizio di un’altra settimana decisiva.

Senatore, quali sono i sei punti?

“C’è il riequilibrio numerico tra Camera e Senato, ho visto con piacere che Matteo Richetti non si scandalizzerebbe se i deputati dovessero scendere a 500. Sarebbe meglio arrivare a 315 ma capisco che il meglio può essere nemico del bene. Poi c’è la formazione del Senato, che deve essere eletto dai cittadini e fra i cittadini. Poi ancora, e arriviamo al terzo punto, le competenze del Senato”.

Non siete per il superamento del bicameralismo perfetto?

“Certo che lo siamo. Ma alcune competenze devono rimanere in capo al Senato, ad esempio sui diritti civili e religiosi, o sui poteri di inchiesta. Per esempio, il governo dovrebbe rendere conto al Senato delle nomine nelle grandi società a partecipazione statale. Abbiamo chiesto al ministro dell’Economia e al presidente del Consiglio di riferire sulle valutazioni che hanno fatto in merito alle gestioni di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e sulle nomine dei rispettivi consigli d’amministrazione. Oggi nicchiano violando la regola. Domani tacerebbero legittimamente”.

Sull’immunità qual’è la linea?

“Va limitata solo all’esercizio delle funzioni parlamentari dei senatori se eletti. Per capirsi, nessuna estensione automatica ai consiglieri regionali che dovessero entrare nel Senato. Poi c’è l’allargamento della platea chiamata ad eleggere il capo dello Stato. Bene coinvolgere i parlamentari europei, ma ancora meglio se alla Camera si unisse un Senato eletto. L’ultimo punto, invece, è il fiscal compact: occorre togliere l’obbligo del pareccio di bilancio”.

Ma cosa c’entra con la riforma del Senato quel patto europeo che, appunto, ci obbliga a tagliare il debito pubblico?

“Il pareggio di bilancio l’abbiamo messo nella Costituzione e qui di riforme costituzionali si parla. Un Paese che all’Europa chiede più flessibilità non può tenersi in Costituzione la rigidità”.

Il premier dice che bisogna chiudere presto al Senato per poi aggiustare il tiro alla Camera?

“Non capisco perchè rinviare a domani quello che si può fare oggi. Non volevamo essere veloci?”.

E il referendum finale proposto dal ministro Boschi?

“Benvenuta fra noi, sono due mesi che lo chiediamo. La vedo distratta, del resto: dice che il numero legale viene garantito dalla maggioranza e da Forza Italia. Le vorrei ricordare che venerdì è stata proprio Forza Italia a non partecipare al voto sul decreto competitività e a votare contro il calendario accelerato dei lavori, passato con solo 5 voti di scarto grazie ai cosiddetti dissidenti del Pd che ogni giorno vengono insultati da Renzi”.

Renzi dice che lei, Mineo e Chiti non avete mai preso un voto.

“Il premier ha la memoria corta. Chiti è stato il miglior governatore della Toscana, è un parlamentare di lunga esperienza. Di voti ne ha presi tanti. Quanto a me ho fatto il capolista al Senato su richiesta del Pd. Non ho chiesto nulla, ho lasciato il lavoro che amo e se questo è il ringraziamento…”

Dica la verità ha avuto la tentazione di partecipare alla marcia sul Colle di giovedì scorso.

“No, i parlamentari del Pd, anche quelli senza tessere come me, fanno valere le proprie ragioni senza ostruzionismo”.

Ma è stato un errore quella marcia?

“Non la sopravvaluterei. In passato anche il Pd e i suoi progenitori non ci sono andati leggeri”.