Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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Rete Telecom, il Ft e noi


Massimo Mucchetti replica al Financial Times in merito alla vicenda di Telecom Italia.

Signore,

secondo Rachel Sanderson, autrice dell’articolo “Telecom Italia left guessing after Bolloré moves”, dello scorso 23 marzo, avrei proposto la nazionalizzazione della rete fissa di Telecom Italia. Così non è; la giornalista potrebbe essere stata tratta in inganno dal titolo errato che il quotidiano la Repubblica ha dato per sintetizzare un’intervista che ho rilasciato di recente sul caso, nella quale ho semplicemente ripreso un’idea proposta già nel 2013 da Franco Bernabé (all’epoca presidente di Telecom Italia) nel corso di un’audizione in Senato.

La proposta è quella di conferire la rete fissa di Telecom ad una nuova società, da quotare in Borsa, alla quale possano partecipare Telecom, l’Enel, Metroweb (e altri azionisti interessati) conferendo ciascuna, tra l’altro, le proprie reti fisse. Tutti potranno pertanto, almeno inizialmente, partecipare al controllo della nuova società che si caricherà solo di una parte ragionevole dell’eccessivo fardello del debito di Telecom; questa operazione darà all’Italia la rete di prossima generazione che oggi, in larga misura, manca. Successivamente, fondatori potrebbero gradualmente ridurre le proprie partecipazioni così da ampliare sempre di più il capitale flottante sul mercato.

Come si può vedere, in questa proposta la Repubblica italiana avrebbe, solo inizialmente, una quota minoritaria e indiretta, attraverso Enel e Metrweb. La mia idea, quindi, non è quella di nazionalizzare la rete, e non ha nulla a che vedere con una “ritorsione patriottica” contro Vivendi; sulla sua conquista del controllo di fatto di Telecom, vorrei solo dire che il mercato è stato, ancora una volta, totalmente calpestato. Sfortunatamente, la legge italiana prevede l’obbligo di far scattare l’Opa solo se l’acquirente supera la soglia del 25 per cento della società bersaglio (in passato era al 30). Nel 2013 avevo proposto di abbassare questa soglia al 15 per cento. Senza successo.

Il vero intoppo nel percorso verso la nuova società risiede nella valutazione della rete in rame terrestre di Telecom Italia, accanto alla quale Enel sta pensando di installare i cavi in fibra ottica attraverso l’Italia. Se l’Enel non è disposta a lanciare progetto congiunto con Telecom Italia, e dunque a riconoscere un valore alla rete in rame economicamente accettabile per Telecom, allora dovrà procedere da sola. Dovrà allora sfidare Telecom, senza i sussidi incrociati della distribuzione elettrica – che è un’attività regolata – e l’infrastruttura per le telecomunicazioni. Lontano da ogni idea statalista, sarà allora il mercato a scegliere il progetto migliore.

Leggi qui la lettera in originale: “My proposal for Telecom Italia’s network”

Leggi qui l’articolo di Rachel Sanderson e Adam Thomson: “Italians kept guessing over Vincent Bolloré’s motives”