LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Tim/Open Fiber, meglio la pace


Nel 2006 Telecom era padrona del mercato in Italia. A Londra la Ofcom studiava la separazione della rete. In Europa, gli incumbent delle tlc erano i monopoli cattivi, gli over the top, come Google e Apple, gli sfidanti buoni. Oggi in Italia Il potere di mercato di Telecom si è ridotto, il primo operatore mobile è Wind. In Europa nessuno ha varato la separazione proprietaria della rete. Oggi i veri monopoli terribili sono gli over the top, le telecom company hanno margini decrescenti e devono fare grandi investimenti. L’intervista di Massimo Mucchetti sul Fatto Quotidiano.

Senatore Massimo Mucchetti (Pd), la Francia nazionalizza i cantieri di St Nazaire e l’italia vorrebbe nazionalizzare la rete Telecom.

Lo Stato francese detiene la minoranza di blocco dei Chantiers de l’Atlantique ed esercita il diritto di prelazione sul resto delle azioni che i coreani, falliti, di STX vorrebbero vendere a Fincantieri per 80 milioni. Nazionalizza per il tempo necessario a trattare meglio con les Italiens o per fermarli? Lo vedremo. La rete fissa di Telecom, invece, vale svariati miliardi e garantisce il debito del gruppo. Telecom, privatizzata da anni, non è certo fallita e lo Stato italiano non ha strumenti legali per pretendere alcunché.

Matteo Orfini, presidente del Pd e voce del renzismo propone di nazionalizzarla.

Prima di entrare in tali argomenti, l’ex collaboratore di D’Alema dovrebbe rendere omaggio ad Angelo Rovati che nel 2006 studio’ la possibilità che Telecom cedesse a valori importanti la rete a un soggetto guidato dalla Cassa depositi e prestiti. Poi farsi spiegare da Claudio Costamagna, che disegnò quel piano e adesso guida la Cdp, perché allora reggeva e oggi non più.

Perché?

Nel 2006 Telecom era padrona del mercato in Italia. A Londra la Ofcom studiava la separazione della rete. In Europa, gli incumbent delle tlc erano i monopoli cattivi, gli over the top, come Google e Apple, gli sfidanti buoni. Oggi in Italia Il potere di mercato di Telecom si è ridotto, il primo operatore mobile è Wind. In Europa nessuno ha varato la separazione proprietaria della rete. Oggi i veri monopoli terribili sono gli over the top, le telecom company hanno margini decrescenti e devono fare grandi investimenti.

Tim e’ nelle mani dei francesi di Vivendi.

E lo scopriamo un anno e mezzo dopo che Vivendi ha preso, per di più a tappe, il 24%? E adesso temiamo lo straniero quando quattro anni fa Telefonica iniziò a smembrare Telecom nell’indiffierenza del governo Letta e del Pd divenuto renziano? Il Senato ci mise una pezza, rendendo difficile la vita agli spagnoli. Ma l’Argentina è stata persa. Ora tutti scoprono la patria, perché invece di Cattaneo l’ad sarà Recchi. Mah…la Francia forse sbaglierà sul piano industriale, ma è coerente nel tempo. Solo i creduloni pensavano che Macron facesse regali. L’Italia scopre le emergenza con anni di ritardo: parla di rete quando il punto vero è la rete in quanto parte di Telecom.

In che senso?

Se il problema fosse la rete, dovremmo stare sereni: abbiamo Open Fiber che promette la rete di nuova generazione in tutto il paese.

Noto ironia. Non ci crede?

Enel promette un margine del 10-11% sul capitale investito nelle Tlc, Telecom uno inferiore. Sulla distribuzione elettrica Enel vanta un margine del 18%. Delle due l’una: o Enel è trattata troppo bene dall’ Autorità per l’energia o fa nelle tlc un investimento assai incerto e poco conveniente.

La rete è una questione di sicurezza. C’è la controllata Sparkle che collega Israele e il Medio Oriente con l’occidente col cavo sottomarino.

I centri nevralgici si possono sempre presidiare. Ma agitare il tema della sicurezza nazionale rischia di non far cogliere il vero problema. I principali Paesi europei tutelano i campioni nazionali delle TLC. L’Italia ha creduto di essere migliore. È ora si pente della privatizzazione. Ma allora andiamo al sodo: l’Italia permetterà a un’altra grande azienda come Telecom di uscire dal piccolo gruppo dei nostri campioni nazionali o farà qualcosa? La Consob sta meritoriamente indagando se Vivendi eserciti la direzione e controllo senza dichiararlo, senza lanciare l’’Opa e, aggiungo, senza informare bene il governo.

Quindi che si fa?

La Cassa depositi e prestiti faccia valere i diritti di azionista e il Tesoro orienti i suoi rappresentanti nel cda Enel affinché propongano al consiglio Tim di assorbire Open Fiber pagando con azioni Tim.

Lo Stato tornerebbe in Telecom.

Si, ma non direttamente. Cdp ed Enel sarebbero attente ai conti.

Problema: la valutazione delle due reti.

Ogni giorno la Borsa valuta Tim, comprendendovi la rete. Open Fiber e’ Metroweb più le concessioni ottenute nelle aree a fallimento di mercato da Infratel.

Non ha valore di mercato?
Se Open Fiber aprisse a nuovi soci lo avrebbe. Ma non è un ostacolo insormontabile.

Come cambierebbe l’azionariato di Tim?

Vivendi calerebbe al 22-23%. Enel-Cdp avrebbero il 7-8%.

I francesi continuerebbero a comandare.

Un accordo così presuppone una preliminare intesa sul piano industriale.

Starace ha detto di no.

Enel la sa lunga nell’energia. Nelle TLC è una matricola che ci ha già provato perdendo parecchi miliardi. Starace forse teme che il suo futuro dipenda dall’operazione Open Fiber come l’aveva prefigurata. Ma la sua idea originaria – posare la fibra senza costi grazie al cambiamento dei contatori – è stata bocciata dalL’Authority contraria ai sussidi incrociati.

Telecom finora non ne ha voluto sentir parlare.

Non ha mai ricevuto una proposta seria, e ora ha bisogno di far pace col governo. Con la pace telefonica potrà anche collocare in Borsa una società della rete che avrebbe multipli superiori a quelli di Telecom. Ne godrebbero Vivendi, Enel, Cdp e tutti i soci.

E l’antitrust?

Può continuare a fare quel che ha sempre fatto quando non c’era Open fiber.

Un accordo così può far superare la soglia del 25% e far scattare l’obbligo di Offerta pubblica d’acquisto.

È un accordo industriale utile a tutti, senza patto di sindacato. Niente Opa.

I fondi sono infuriati per le ingerenze di Vivendi.

Certo le dichiarazioni di Vivendi su Persidera danno un pessimo segnale. La Consob, per questo, non per altro, potrebbe costringere i francesi a lanciare un’Opa che li dissanguerebbe. Cdp ed Enel possono stabilizzare Telecom con Vivendi, se si investe e si segue una governance corretta. Altrimenti i fondi troveranno uno Stato per amico.