WEB TAX, IL GIOCO DELLE TRE CARTE. Invito formalmente il governo a rimediare al grave errore commesso questa notte dando parere favorevole all'emendamento sulla web tax, presentato dal relatore alla Camera. La norma colpisce in modo pesantissimo le imprese italiane del web dimezzando l'onere a carico delle multinazionali digitali, ammesso che a queste venga in concreto applicata l'imposta

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Rassegna, oggi in primo piano


Politica interna

Riforme costituzionali – Più che polemica la cronaca de Il Fatto sulla riunione ieri della Comissione Affari costituzionali del Senato, che viene raccontata così: “Venti minuti, poche obiezioni, un assenso convinto e la commissione Affari costituzionali approva l’emendamento di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, i relatori di una riforma che trasforma la Carta: viene introdotta (o confermata), l’immunità per i futuri senatori, che poi senatori non sono, ma consiglieri regionali, sindaci e nominati. Il Partito Democratico ha votato compatto, assieme ai berlusconiani (con l’eccezione di Augusto Minzolini), ai leghisti e ai centristi-alfaniani misti. Sel e M5S contrari. Il ministro Maria Elena Boschi, presente in commissione, ha concesso al tema un centinaio di secondi, in tre ha riassunto: ‘Il governo è favorevole’. Scomparso l’imbarazzo: pareva asfissiante un paio di settimane fa. Poi s’è scoperto che la protezione ai senatori aveva il timbro di Matteo Renzi, di un gruppo di democratici e, ricordano, di svariati costituzionalisti consultati in commissione”. La Repubblica: “Al Senato l’immunità resta, il M5S accusa e Renzi rilancia: ‘troviamo un’altra strada’”, “Ampia maggioranza in commissione. Proteste da minoranze dem e Scelta civica. I grillini: sfregio ai cittadini. E sulla legge elettorale: facciamola in cento giorni”. Il “retroscena” parla del “piano B del premier: si cambierà in aula, ma anche per i deputati”. Dove si insiste sul fatto che il governo non aveva previsto l’immunità nella prima versione del disegno di legge che porta la firma del ministro Boschi. Secondo La Repubblica Renzi è il primo a non essere convinto che la soluzione trovata equiparando semplicemente i nuovi senatori ai deputati sia la migliore. Nel corso della riunione il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda avrebbe fatto presente le ragioni del proprio dissenso informandone anche il premier. Anche perché i tecnici avrebbero sottolineato i rischi di un diverso sistema di guarentigie per deputati e senatori. Zanda avrebbe suggerito – insieme alla relatrice Pd Finocchiaro – di trasferire il giudizio sulle autorizzazioni nei confronti dei parlamentari alla Corte costituzionale, che però pare abbiano espresso timori di una politicizzazione dell’organo. E il ministro Boschi avrebbe ritenuto questa opzione “impervia”. Il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, intervistato, dice: “Io governatore dico no, la tutela è giusta solo per i reati d’opinione”, “l’immunità va cancellata”. La Stampa pone a confronto le opinioni del costituzionalista e senatore PD Stefano Ceccanti (“Abolirla solo a Palazzo Madama era un errore”, dice) e quella della senatrice di Sel Loredana De Petris (“È l’insindacabilità delle opinioni che va rafforzata”). Il giurista Gianluigi Pellegrino, su la Repubblica, considera positiva l’ipotesi di un intervento della Corte costituzionale: “Un esame diretto della Consulta sulla sussistenza o meno del fumus persecutionis è una soluzione del tutto fisiologica per il giudice naturale su conflitti tra poteri”. Il Corriere dà spazio ad una lettera di Vannino Chiti, che si sofferma sul “pasticcio inaccettabile” che si starebbe facendo in Parlamento sulla riforma del Senato.

Prove di avvicinamento tra Pd e M5S – “Gentile segretario Matteo Renzi, riteniamo molto positivo il fatto che abbiate accolto la nostra richiesta di incontro per un secondo tavolo sulla legge elettorale. In questo momento i cittadini italiani chiedono un dialogo produttivo ed efficace per arrivare a risultati immediati”. Così i parlamentari del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Maurizio Buccarella, Paola Carinelli rispondono a Matteo Renzi sulle riforme. ”Il nostro obiettivo – affermano in un post pubblicato martedì sera sul blog di Beppe Grillo dopo le 22 – è dare al Paese una legge elettorale entro 100 giorni che garantisca non solo governabilità, ma anche stabilità. Abbiamo le idee chiare e siamo contenti che il nostro confronto sia iniziato proprio dal Democratellum, la legge votata in rete da centinaia di migliaia di cittadini iscritti al portale del MoVimento 5 Stelle, quegli stessi cittadini che ratificheranno il risultato del nostro dialogo”. ”L’argomento – sottolineano gli esponenti pentastellati – è molto importante e per questo non può esserci modalità migliore di un nuovo tavolo di confronto. Vorremmo che si facesse in streaming a garanzia di una trasparenza che avremmo voluto vedere anche nei vostri incontri sulle riforme con Forza Italia. Ci vediamo giovedì ‘senza mettere troppa carne al fuoco’, come avete detto.

Berlusconi e i giudici – Diffida per Silvio Berlusconi dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Beatrice Crosti, il magistrato che ne ha disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali, ha convocato l’ex presidente del Consiglio al Palazzo di Giustizia per presentargli un richiamo formale dopo le parole contro la magistratura da lui pronunciate durante la sua testimonianza al processo Lavitola in corso a Napoli. Il leader di Forza Italia si sarebbe scusato. Intanto, la Repubblica intervista il vicepresidente del Csm Michele Vietti: “La riforma secondo Vietti: ‘Filtrare le intercettazioni e distruggere quelle irrilevanti, l’immunità non va abolita”. Sulla stessa pagina, il Garante della Privacy Antonello Soro, dice: “Sulla pubblicazione dei nastri serve una svolta”, “Troppi casi di accanimento informativo”.

Politica estera

L’arresto di Sarko – “Una pioggia di telefonate ai magistrati ‘amici’. Così è rimasto impigliato”, è il titolo de La Stampa, che spiega come Sarkozy fosse sotto intercettazione per tre vicende diverse. I reati ipotizzati nei suoi confronti sono corruzione in atti giudiziari e violazione del segreto istruttorio. I tre filoni di inchiesta erano relativi allo scandalo Bettencourt (soldi dell’ereditiera dell’impero L’Oréal per la vittoriosa campagna presidenziale del 2007), i presunti finanziamenti illeciti piovuti dalla Libia ai tempi di Gheddafi e il ruolo avuto dal governo, sotto la sua presidenza, nell’arbitrare la disputa fra il miliardario Bernard Tapie e la banca Crédit Lyonnais, finita con la decisione di risarcire il primo con oltre 400 milioni di euro. Secondo La Stampa, Sarkozy tentava costantemente di essere informato sulle decisioni che l’alta Corte di Cassazione intendeva prendere sul sequestro delle sue agendine che avrebbero potuto essere usate come prova. Alla Cassazione si era rivolto per secretarle. E per informarsi, secondo l’accusa, si sarebbe rivolto all’”amico” Gilbert Azibert, magistrato, cui avrebbe promesso una raccomandazione per un posto da consigliere di Stato a Montecarlo. Ancora una corrispondenza da Parigi, firmata da Alberto Mattioli, racconta come “la corsa di Sarkò” finisca in caserma: “Sfuma il grande ritorno alla politica”.La suocera Marisa Bruni Tedeschi dice: “È tutta una manovra per stroncargli la carriera”. Mentre Edwy Plenel direttore di Médiapart, sito che che pubblicò a suo tempo le intercettazioni di Sakozy ai supposti amici giudici, dice: “Anche lui come Berlusconi usava lo Stato per tutelarsi”, “Da quindici giorni politici amici e giornalisti compiacenti parlano del prossimo ritorno di Sarkozy in politica. Ma lui per primo sapeva che sarebbe stato convocato dai giudici. Dunque, si tratta soltanto di una messa in scena”.Ma sul sospetto che Gheddafi sia stato eliminato perché conosceva segreti imbarazzanti, Plenel resta prudente: “È un’ipotesi. L’argomento contrario è che Gheddafi non ha mai mostrato le prove dei suoi finanziamenti illeciti a Sarkozy. Di certo, la svolta della politica araba di Sarkozy è servita a far dimenticare le sue imbarazzanti amicizie con i vari Gheddafi, Bel Ali, Assad e Mubarak”.

La rappresaglia su Gaza – E’ iniziata nella notte tra domenica e lunedì una massiccia offensiva israeliana su Gaza. Secondo i siti dei giornali Haaretz e The Jerusalem Post 34 obiettivi collegati ad Hamas e Jihad islamica sono stati colpiti da raid aerei dopo il lancio di razzi nel sud di Israele. Un palestinese è stato invece ucciso nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, durante un’operazione dell’esercito israeliano. L’azione militare israeliana è la risposta al ritrovamento dei cadaveri di Eyal Yifrah (19 anni) Gilad Shaar (16) e Naftali Fraenkel (16), tre ragazzi rapiti e uccisi nei pressi del villaggio di Halhul vicino Hebron in Cisgiordania 18 giorni fa.

Economia e Finanza

IOR – Non c’è pace per lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Il presidente della banca vaticana, Ernst Von Freyberg, potrebbe ben presto lasciare la carica, questa volta non per uno scandalo ma a causa dei suoi impegni che spesso lo portano lontano dalla Città del Vaticano. Freyberg, infatti, ha una industria in Germania da mandare avanti e quindi può essere presente a Roma solo tre volte la settimana. Alla base delle dimissioni vociferate dalla stampa, però, potrebbe esserci anche uno scontro interno all’istituto. In particolare monsignor Battista Ricca, incaricato a mantenere il collegamento tra l’Istituto e la commissione cardinalizia di vigilanza, avrebbe mosso delle critiche a Freyberg per non aver fornito tutte le informazioni richieste alla commissione cardinalizia su varie vicende.

Debito argentino – Standard & Poor’s a messo il rating di ‘CCC-‘ sull’Argentina in credit watch con implicazioni negative, evocando la probabilità di un default sui pagamenti di interessi del debito. “C’è almeno una possibilità su due che l’Argentina non paghi i 539 milioni di dollari di interessi restanti sui titoli sovrani oggetto di ristrutturazione di qui alla fine del periodo di grazia di 30 giorni”, afferma l’agenzia di rating. L’Argentina ha depositato, sui conti della banca centrale e di altri istituzioni finanziarie, 832 milioni di dollari per i pagare gli interessi sul debito ristrutturato la cui ultima scadenza era lunedì. Per pagare i possessori dei governativi ristrutturati Buons Aires aveva bisogno del benestrare di un tribunale federale Usa che, in passato, aveva stabilito che l’Argentina non poteva rimborsare quanti avevano aderito allo swap senza pagare quelli che non lo avevano fatto. Tale richiesta di benestare è stata negata circa un’ora dopo che i fondi erano stati depositati.