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Mucchetti: “Da Fico atteggiamento sospetto Sui Tg è stato troppo arrendevole”

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Senatore Massimo Mucchetti, lei ha invitato le opposizioni ad abbandonare la Vigilanza Rai. Il presidente Fico le ha risposto che sulla tv di Stato il Pd è stato troppo ondivago.

«Troppo comodo tirare in ballo il Pd con critiche che in alcuni casi ho già fatto anch’io, che non sono il legale rappresentante del partito né un iscritto. Fico dovrebbe rispondere alla questione che ho posto».

Ecco, riassumiamola.

«Mi sono limitato a sostenere che i componenti di opposizione della Vigilanza Rai potrebbero abbandonare la Commissione per rendere chiaro chi porta la responsabilità delle scelte. Lo stesso Fico ha ammesso l’incapacità di incidere in qualsiasi modo sulle decisioni dispotiche del Governo sulla Rai: oggi per interposto dg sulle nomine, ieri sulla riformetta. Non voglio pensare che la poltrona lo abbia stregato».

Perché parla di «riformetta» della Rai?

«Una riforma vera non si limiterebbe a cambiare i criteri dell’elezione del Cda, ma punterebbe a una parziale privatizzazione della Rai. Il servizio pubblico, alimentato dal solo canone, potrebbe essere affidato a Rai 3, con altre reti minori; mentre le prime due reti e il resto dell’emittenza, alimentate dalla sola pubblicità, potrebbero essere affidate a una Spa pronta, dopo un certo rodaggio, a essere collocata sul mercato interamente».

Torniamo alle nomine. Cosa si aspettava di più da Fico?

«Io non commento quello che ha fatto: nulla. Guardo avanti. Non entro in questioni di regolamento, pongo un problema politico. Se tu presiedi una Commissione che non conta nulla, fino a quando ha senso restare in quella posizione? Non sarebbe utile un gesto forte nel momento in cui, per la prima volta, abbiamo tre telegiornali guidati da tre professionisti che hanno tutti lo stesso orientamento filogovernativo? Dov’è finito il pluralismo? È singolare che il partito che finora ha esercitato l’opposizione nella maniera più radicale e roboante sia d’improvviso diventato così burocraticamente istituzionale. Mi chiedo: c’è qualcosa sottobanco?»

Cosa?

«Ad esempio mi domando se il ritorno di Santoro a Rai Tre possa rappresentare una moneta di scambio con il M5S per ottenere copertura istituzionale allo strapotere renziano nel Cda e nel governo».

Ma perché tutte queste polemiche? Renzi non è certo stato il primo «lottizzatore»…

«La lottizzazione della Rai è stata criticata anche in passato. Posso vantare le mostrine di molte battaglie. E infatti non metto in discussione che Bianca Berlinguer, dopo sette anni di direzione del Tg3, possa fare altro. Il problema è che le nomine sono avvenute in assenza di un piano editoriale di riforma dell’informazione televisiva, da tempo annunciato e mai visto. E che, dovendo procedere in tutta fretta per accontentare il premier alla vigilia del referendum, si sia scelto un professionista il cui atto più noto è stato l’abbandono di Ballarò perché il talk era troppo “antirenziano”».

Insomma, il problema non è l’addio di Berlinguer ma l’arrivo di Mazzà.

«Non personalizziamo. Prima del chi viene il come. Tante persone potrebbero andare bene per un incarico. Ma prima bisognerebbe sapere a cosa serve quell’incarico, in che piano aziendale è collocato. Al momento tutto questo è ancora ignoto».