LA LOBBY ENEL ALLA CAMERA. Bene ha fatto il sottosegretario Gentile a invitare i deputati della maggioranza a ritirare gli emendamenti al ddl Concorrenza che diversamente, allungando ulteriormente i tempi, rischiano di vanificare ogni politica della concorrenza in questa legislatura. Il Senato non aveva riaperto la discussione su questo tormentato provvedimento e aveva votato la questione di fiducia posta dal governo, pur essendo diffusa la consapevolezza che in taluni punti, specialmente sul superamento del servizio di maggior tutela nel settore elettrico, il ddl era e resta bisognoso di non trascurabili miglioramenti.

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Bankitalia, luci ed ombre di una strana riforma


La vicenda Bankitalia. Vado al Massimo propone un riassunto dei principali nodi della vicenda illuminando gli interrogativi aperti, anche grazie ad un documento presentato di recente da Fulvio Coltorti, direttore emerito e consigliere economico dell’area studi di Mediobanca, che ci ha cortesemente concesso di utilizzare il suo materiale.  

1 – LE PREMESSE

La home page della Banca d’Italia delucida in modo cristallino i suoi precetti: “la banca centrale indirizza la propria azione di vigilanza per favorire la stabilità, l’efficienza e la competitività del sistema finanziario e tutelarne la trasparenza e correttezza delle operazioni e dei servizi, al fine di renderne sempre migliori i rapporti con la clientela”. “Le banche centrali esistono per scopi diversi dalle banche commerciali. Esse perseguono il benessere nazionale, non i profitti (..) Utili e perdite di una banca centrale appartengono alla società“, afferma Jamie Caruana, direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali.

Diapositiva3In pochi, prima dello scorso settembre 2013, erano a conoscenza che la struttura proprietaria della Banca d’Italia fosse frammentata, già dai tempi della sua fondazione, tra una molteplicità di soggetti. Nel 1936, erano centosei i partecipanti al capitale, allora di 314 milioni di lire, scelti come simbolici portatori di interessi nell’universo del mondo finanziario e bancario, ed erano ancora ottantasei fino al 1999, agli albori della moneta unica.

Diapositiva1A partire dalla seconda metà degli anni ‘90 Intesa San Paolo e Unicredit sono state protagoniste di un processo di progressiva concentrazione, che le ha portate a ereditare le quote delle acquisite aumentando il proprio peso sulla struttura proprietaria. Questo processo ha cambiato radicalmente la composizione societaria: i primi tre soci, tra cui anche Generali, nel 2013 superavano il 70% del capitale di Bankitalia, trasformando di fatto coloro che erano i principali vigilati in controllanti.

2 – L’AUTO-RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE

Lo scorso 30 settembre Via Nazionale avvia il piano di riforma del proprio assetto proprietario attraverso un aggiornamento del valore delle quote, affidato a un comitato di esperti. Il team, formato da Lucas Papademos, ex vicepresidente della Bce, Franco Gallo, ex Presidente della corte Costituzionale e Andrea Sironi, rettore della Bocconi, conclude i lavori con la consegna un rapporto al Tesoro. Il parere degli esperti avvalora i calcoli degli uffici Bankitalia, i cui eclatanti esiti sono annunciati dall’ex ministro dell’Economia Saccomanni alle commissioni bilancio di Senato e Camera a fine ottobre: il valore delle quote è compreso secondo le stime tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Una cifra esorbitante, che non manca di destare qualche perplessità, da più autorevoli fonti, tra i quali il capo ufficio studi della Consob, Giuseppe Siciliano, che stima la rivalutazione in una forchetta compresa “solo” tra 1,3 e 1,7 miliardi.

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A polemica aperta, il 27 novembre il Consiglio dei ministri approva in modalità lampo una prima versione del decreto legge Imu-Bankitalia. La banca centrale viene autorizzata all’aumento di capitale mediante riserve statutarie sino a 7,5 miliardi di euro e legittimata alla distribuzione di dividendi annuali per un importo non superiore al 6% del capitale. Ciascun socio non può possedere direttamente o indirettamente una quota superiore al 5%, condizione che implica una vendita massiccia di partecipazioni dai primi quotisti Unicredit (22%) e Intesa (42.4%) in testa. Per favorire il rispetto del vincolo e alimentare la compravendita delle quote, nel caso non trovino immediata collocazione sul mercato, a Bankitalia è concesso acquistare temporaneamente le partecipazioni dei soci. In misura più rilevante, le banche partecipanti al capitale sono autorizzate a includere la rivalutazione delle quote nel proprio patrimonio, rafforzando il Core Tier 1 alla vigilia degli stress test bancari europei. Il decreto amplia inoltre il novero dei possibili detentori delle quote a soggetti di diritto europeo, oltre che italiano.

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Nel suo malcelato doping ai coefficienti patrimoniali dei principali gruppi italiani con un’iniezione di capitale a costo zero in tempi duri di asset quality review, il decreto non manca di destare scalpore in Italia e oltreconfine. La Bce accoglie un rilievo della Bundesbank che costringe ad uno slittamento del parere dei Consiglio dei governatori. Il 18 dicembre 2013, la commissione finanze del Senato approva il testo del decreto Bankitalia con alcune modifiche. Viene abbassato al 3% il tetto delle quote detenibili ed è imposta l’italianità della sede legale e amministrativa dei quotisti. Il periodo transitorio di vendita delle partecipazioni superiori al 3% passa da 24 a 36 mesi. A decreto ancora non approvato al Senato, il 23 dicembre, l’assemblea straordinaria di Bankitalia, da però il via al nuovo statuto, che recepisce le modifiche di legge sulla rivalutazione del capitale.

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Il 27 dicembre 2013, la Bce emette un parere legale che da il via libera alla rivalutazione delle quote, ma contiene una serie di osservazioni critiche dell’Eurotower. Sono sostanzialmente recepite le eccezioni della Bundesbank, ovvero che la rivalutazione delle partecipazioni dovrà avvenire senza violare i principi contabili internazionali, in modalità conforme al quadro prudenziale e contabile dell’Unione. La Bce conferma che l’asset quality review prevista per il 2013, in quanto realizzata sui bilanci al 31/12, non terrà conto, ai fini della stima del patrimonio delle banche italiane, della rivalutazione delle quote di Bankitalia, condizione già precisata in una nota di Via Nazionale qualche giorno prima.

Il 2014 si apre con l’approvazione del decreto legge Imu-Bankitalia da parte del Senato, con l’intervento in aula di Saccomanni e la conferma delle modifiche fatte in Commissione finanze di Palazzo Madama. Il 24 gennaio 2014, il Governo pone la fiducia sul decreto legge e il testo, così come approvato al Senato, passa direttamente al voto d’aula a Montecitorio. La fiducia passa con 335 sì, 144 no e un astenuto, con molte proteste da parte delle opposizioni. Dopo il passaggio della fiducia, il decreto legge è a rischio decadenza per decorrenza dei termini di conversione in legge. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, applica la “tagliola”, che sospende la discussione di tutti gli emendamenti e ordini del giorno. Il decreto legge diventa così legge.

Il febbraio 2014 scorre all’insegna del rebus sulla contabilizzazione delle quote rivalutate da parte delle banche azioniste. Secondo l’Abi, la rivalutazione delle quote dovrà avere effetti sia a livello civilistico che fiscale già sui conti 2013: il parere dei due esperti Angelo Provasoli e Piergaetano Marchetti da il nulla osta a computare le quote nel conto economico 2013, con relative plusvalenze miliardarie.

Il 27 febbraio, Joaquin Almunia, Commissario europeo alla concorrenza uscente, invia una missiva di chiarimenti e informazioni alle autorità italiane in merito alla legge sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia e la relativa disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato. Secondo indiscrezioni di stampa, le attenzioni di Almunia si focalizzerebbero in particolare sul mercato delle quote conseguente alle nuovi disposizioni di legge e sulla previsione del riacquisto delle partecipazioni invendute da parte della stessa Bankitalia, scaduto il termine transitorio.

Anche l’Agenzia europea per la sicurezza dei mercati finanziari, l’Esma, comincia ad occuparsi della rivalutazione delle quote di Bankitalia. L’indicazione, non ancora ufficiale, che potrebbe arrivare alle banche, a pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati, sarebbe quella di non far transitare la plusvalenza che deriva dalla rivalutazione della quota nel conto economico.

Il 13 marzo il gruppo Generali comunica che il beneficio della rivalutazione della sua quota (6.3 per cento) in Banca d’Italia ha comportato per l’istituto triestino l’iscrizione di una plusvalenza ante imposte pari a 290 milioni di euro nel quarto trimestre 2013. Generali segnala, per altro, che le autorità competenti hanno comunicato che sono in corso approfondimenti presso le sedi internazionali sul trattamento contabile da adottare e hanno suggerito la più ampia informativa circa gli effetti dell’approccio adottato. Gli approfondimenti potrebbero far emergere una differente interpretazione dei principi contabili, determinando, a parità di redditività complessiva, l’iscrizione della suddetta rivalutazione a patrimonio netto e non in conto economico.

Lo scorso 25 maggio 2014 il portavoce di Almunia, Antoine Colombani, chiude la questione  dichiarando alla stampa che “la Commissione non investigherà sulla questione delle quote di Bankitalia nell’ambito del campo di applicazione della normativa sugli aiuti di Stato”. Colombani sottolinea che la Commissione, avendo esaminato attentamente le informazioni trasmesse dalle autorità italiane a proposito del decreto del 30 novembre 2013, “non intende procedere ad alcuna indagine, anche tenendo conto del fatto che la Banca d’Italia è una banca centrale e che la struttura della sua proprietà è molto specifica”.

Per saperne di più:

Per leggere l’intera presentazione del Prof. Fulvio Coltorti vedi qui

Gli interventi del Presidente Mucchetti sul tema Bankitalia:

Bankitalia. Su quote scelte sbagliate così è un regalo ai principali soci

Bankitalia, non fate i furbetti

La mancetta di Bankitalia