RENZI, CALENDA E IL COMPLESSO DI CRONO. Nella mitologia greca, il titano Crono evira il padre Urano e divora i propri figli. Gli avevano detto che uno di questi l'avrebbe spodestato. Ma la moglie Rea gli nasconde l'ultimo nato e, al suo posto, gli offre una pietra, che Crono ingoia senza accorgersene. Il bimbo è Zeus, cresce e sconfigge l'atroce padre. Di questi tempi, l'Italia si ritrova con un Matteo Renzi che, da capo del governo, aveva attribuito sempre più elevate responsabilità a Carlo Calenda e poi, da candidato alla segreteria del Pd, trasforma quest'uomo in un traditore della causa attraverso la diffusione di indiscrezioni sulla stampa e il costante contrasto delle iniziative del ministero dello Sviluppo economico,di cui Calenda e' titolare.

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Tele-competizione nel web 2.0


Il nuovo millennio ha segnato un punto di svolta per il settore delle telecomunicazioni. Dominata dall’ingresso degli smart device e delle applicazioni, l’era del web 2.0 ha visto una crescita esponenziale del traffico dati e l’affermazione sul mercato delle grandi internet company. La convergenza tra piattaforme ha stimolato la contaminazione tra i diversi attori delle telecomunicazioni e altri segmenti, rendendo sempre più indefiniti i confini tra fornitori di servizi, detentori delle infrastrutture e produttori di contenuti.

Le società di telecomunicazioni entrano nella filiera di internet in parte come produttori di contenuti, ma soprattutto come fornitori dei servizi di rete, con una struttura dei rendimenti che, al progressivo declinare dei ricavi della telefonia, si lega in misura crescente alla gestione dei punti di accesso del traffico dati. Qui un approfondimento delle dinamiche competitive tra le telco e gli over the top del web.

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L’andamento del settore a livello mondiale

Il fatturato dei principali 28 gruppi mondiali di telecomunicazioni individuati da Mediobanca è pari a 937 miliardi di euro nel 2013, circa i 3/4 dei ricavi globali del settore, stimati in un triliardo e mezzo di euro, incluso il segmento del broadcasting. Dopo la frenata nel 2009, i ricavi dei leader globali hanno ripreso una crescita, seppur lontana dai tassi degli anni centrali del decennio, cha ha incontrato un lieve rallentamento nel 2013.

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La dinamica delle vendite dei gruppi nasconde profili differenziati tra aree geografiche in relazione alle condizioni economiche e ai driver di mercato che governano il settore. Le economie emergenti, in particolare asiatiche, continuano a guidare l’espansione mondiale del comparto, in relazione all’intensità del fattore demografico, alle soglie di sviluppo della domanda a valle e alla crescente dotazione infrastrutturale, mentre la situazione è tesa nelle economie occidentali a maggiore maturità e saturazione del mercato. Clicca qui per ulteriori approfondimenti sui driver di mercato e l’andamento globale del settore.

 

Il confronto tra le performance dei principali gruppi

Con un fatturato pari a 23.5 miliardi di euro nel 2013, Telecom Italia si classifica all’undicesimo posto tra i top player globali, alle spalle non solo dei principali operatori avanzati, ma anche delle prime società di telecomunicazioni cinesi.

Immagine2Il settore delle telecomunicazioni è stato storicamente un generoso distributore di dividendi. Dopo il massimo del 2011, con un totale di oltre 43 miliardi di euro per i gruppi selezionati, il 2012 ha visto una contrazione, che sarebbe proseguita anche nel 2013 senza  l’erogazione straordinaria da parte di Vodafone.

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Qui gli altri dati di confronto tra le performance dei diversi gruppi.

 

 

 

 

 

Dalle telecomunicazioni alle reti

Da una posizione di leadership sul piano dell’innovazione tecnologica nelle telecomunicazioni (si ricorda in particolare il ruolo nello sviluppo delle tecnologie GSM e EMPG) l’Italia è oggi decaduta a pecora nera nell’Europa della banda larga e nell’ICT. L’Italia si posiziona tra gli ultimi paesi per penetrazione della banda larga fissa tra le economie OECD.

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Le ragioni sono in parte da rintracciarsi nella crisi dell’industria nazionale e nel modello di privatizzazione dell’operatore monopolista (Telecom), ma soprattutto in una strutturale difficoltà del mercato di inserirsi nel nuovo ecosistema digitale.

L’Italia non è un’economia caratterizzata da una diffusa cultura web, sia dal lato della domanda che dell’offerta, che resta limitata per l’utilizzo di servizi online a elevata capacità attivati dalla rete fissa.

Una domanda poco sviluppata che rappresenta un elemento di incertezza sul ritorno degli investimenti per lo sviluppo delle reti a banda ultra-larga, caratterizzati da elevati costi irrecuperabili, in un’Europa che già vede una progressiva riduzione di ricavi e margini nell’industria TLC. L’assenza di un significativo stimolo economico giustifica un attivo sostegno pubblico per lo sviluppo dell’infrastruttura di nuova generazione, una linea adottata anche dal Piano del Governo Italiano per la banda ultra-larga. Qui gli approfondimenti sullo stato della banda larga in Italia e nel mondo.

 

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