Non mi aggiungo al rito dell'applauso al discorso di Boccia. In taluni passaggi lo meriterebbe, ma se lo mettiamo in relazione al discorso successivo di Calenda, un vero manifesto di governo che ha scaldato i cuori in sala, il presidente della Confindustria è sembrato aver perso il treno del confronto a tutto campo con l'esecutivo Gentiloni. Preferisco dunque manifestare una delusione e dire di quattro sfide non ancora affrontate da Confindustria.

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  • Il ritorno dello Stato azionista

    Un convegno come questo, dedicato allo Stato azionista, vent’anni fa sarebbe stato bollato dalla cultura riformista, alla quale anch’io mi sono ispirato e mi ispiro, come un imperdonabile cedimento alla nostalgia delle Partecipazioni statali e dei loro boiardi. Oggi, una simile censura preventiva suonerebbe come un pregiudizio.

  • Le industrie sbagliate

    Ormai da diversi anni, quando deve redigere la legge di bilancio e i documenti di finanza pubblica, al ministro dell’Economia in carica tocca rispondere a un quesito quasi automatico: «Quanti soldi incasseremo dalle privatizzazioni?». Il rebus viene risolto in genere sovrastimando le entrate che, nei mesi successivi, arriveranno effettivamente dai pacchetti azionari delle aziende pubbliche messe davvero in vendita. Riproponiamo, su autorizzazione dell’autore, l’articolo di Luca Piana, uscito sull’ultimo numero dell’Espresso.

  • L’autogol di Maria Elena

    Caro direttore, con l’intervista al “Foglio”, Matteo Renzi ha sprecato un’occasione. All’ex premier sarebbe bastata metà dello spazio per sostenere Maria Elena Boschi, se avesse avuto buoni argomenti. Con l’altra metà, avrebbe potuto spiegare come mai Banca Etruria sia fallita in quel modo, quali siano stati gli errori nostri e dell’Europa, chi e come non abbia capito per tempo i disastri del bail in. Renzi, invece, l’ha girata sul personale: de Bortoli ce l’ha con lui, fa marketing per il suo libro, e tanto dovrebbe spiegare tutto. Piccole, usurate astuzie da politico d’antan. Che aggravano la situazione. L’intervento di Massimo Mucchetti sul Foglio.

  • Stato azionista e nomine

    La risoluzione che la Commissione Industria propone oggi all’assemblea del Senato riguarda le modalità con le quali lo Stato esercita il suo ruolo di azionista nelle grandi imprese delle quali detiene il controllo di diritto o di fatto. Questa risoluzione, votata all’unanimità dalla Commissione con il parere favorevole del governo, ha concluso un affare assegnato nel corso del quale sono stati analizzati i risultati di Eni, Enel, Leonardo, Terna e Poste Italiane, i cui vertici erano in scadenza. Abbiamo anche studiato Fincantieri, impegnata nell’acquisizione degli Chantiers de l’Atlantique. L’intervento in aula al Senato di Massimo Mucchetti sulla risoluzione della Commissione Industria sulle partecipate.

  • Renzi non fare il furbo

    Signor Segretario del Pd. Leggo che consideri un errore la modifica alla regolazione del teleselling introdotta nel disegno di legge sulla Concorrenza dal Senato. Sento il dovere di fare alcune osservazioni alle quali mi auguro tu risponda. La lettera aperta di Massimo Mucchetti a Matteo Renzi. 

  • Appello alla Camera

    Ho ascoltato con vivo interesse la ricostruzione della lunga gestazione di questo ddl e dei risultati raggiunti fatta dei relatori, Luigi Marino e Salvatore Tomaselli, due autentici Cirenei. Pur nella distanza politica, spunti interessanti sono venuti anche dai senatori dell’opposizione in aula e in Commissione: dalla vicepresidente Pelino ai senatori Castaldi, Girotto e Consiglio. Ma veniamo alla politica. L’intervento in Aula a palazzo Madama di Massimo Mucchetti in discussione generale sul Ddl Concorrenza.

  • Concorrenza e doppia fiducia

    L’Italia sta correndo il rischio di chiudere questa legislatura senza aver varato alcuna politica della concorrenza. Temo – ma spero ardentemente di essere smentito dai fatti – per il disegno di alcuni deputati del Pd di fare terra bruciata attorno al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha perso il favore dell’ex premier da quando si disse contrario all’anticipo delle elezioni.

  • Banche, inchiesta e testimoni

    La Commissione d’inchiesta sulle banche, sia pur con ritardo, è destinata a prender le mosse in questa legislatura avendo effettivamente poco tempo davanti a sé. Se non vuole diventare una semplice palestra per opposte demagogie, la Commissione ha tutto l’interesse a delimitare il campo della propria analisi allo scopo di giungere a conclusioni che possano essere utili. L’intervento in Aula al Senato di Massimo Mucchetti sui disegni di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario e finanziario

  • Augusto, Matteo e Antigone

    Il caso Minzolini sta facendo emergere i cattivi umori di quella sinistra che si rifiuta di discutere le ragioni di chi, da sinistra, non ha votato la decadenza del senatore di Forza Italia. Intendiamoci, la parte più rilevante di questo lato dello schieramento politico, pur approvando la decadenza di Augusto Minzolini, dialoga con chi la pensa diversamente. Ma un’altra parte reagisce offendendo attraverso mail grondanti odio, non di rado anonime.

  • Le nomine e l’intruso

    Sulle nomine grava l’ombra dell’ex premier ora segretario dimissionario del Pd, che avrebbe visto in segreto membri del governo per esprime le sue preferenze. Cosi Massimo Mucchetti, in un’intervista a Repubblica, interviene sul recente giro di nomine che ha coinvolto le società partecipate dallo Stato.